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Benvenuto Aronne Terracini

Die Korrespondenz zwischen Benevenuto Terracini und Hugo Schuchardt wurde von Luca Melchior bearbeitet, kommentiert und eingeleitet.

Die Edition bzw. einzelne Briefe sind zu zitieren als:

Melchior, Luca. 2016. 'Le epistole di Benvenuto Terracini a Hugo Schuchardt'. In Bernhard Hurch (Ed.) (2007-). Hugo Schuchardt Archiv. Edizione web http://schuchardt.uni-graz.at/id/letters/2847, data di consultazione 15.05.2021

Eine ausführlich kommentierte Printveröffentlichung findet sich in:

Melchior, Luca. 2013. '«Froh bin ich, dass meine Arbeit Sie, unseren rustigen [sic] und immer jugenlichen [sic] Meister, an die bahnbrechenden Kämpfe Ihrer Jugend erinnert hat» – Le epistole di Benvenuto Terracini a Hugo Schuchardt'. In Vox Romanica 72 (2013), 1-16.

Benvenuto Aronne Terracini

Bedeutung

1. Lo Schuchardtarchiv: testimone di un’epoca  

Presso la biblioteca della Karl-Franzens-Universität Graz (KFU) si trova lo Schuchardtarchiv, nel quale, tra gli altri materiali, è conservato l’imponente epistolario del linguista Hugo Schuchardt: oltre 13.000 lettere e cartoline che Schuchardt ricevette da più di duemila (!) corrispondenti: linguisti, etnologi, storici, archeologi, editori, filologi, informatori linguistici e altri in tutta Europa[1]. L’epistolario è testimone non solo dei numerosi e diversi interessi scientifici di Hugo Schuchardt e delle sue intense relazioni e rapporti con il mondo della ricerca (non solo linguistica) dell’epoca, ma anche dell’importanza del servizio postale per lo sviluppo dello scambio scientifico e per la circolazione delle idee nella seconda metà del XIX e nella prima del XX secolo[2]. L’esame e lo studio del materiale epistolare, che in parte vengono già sistematicamente attuati[3], possono dunque fornire interessanti elementi per la ricostruzione non solo di un’importante fase della ricerca linguistica in sé, ma anche di un’epoca storico-culturale fondamentale per lo sviluppo della società e della scienza in Europa, che, professionalizzandosi e crescendo attraverso lo scambio tra studiosi e la creazione di una rete di rapporti estesa a tutto il continente e anche fuori di esso, assume carattere internazionale. In quest’ottica si pone anche il presente articolo, che, presentando l’edizione delle epistole inviate all’anziano Hugo Schuchardt dal giovane, ma già affermato linguista italiano Benvenuto Terracini, vuole contribuire a scrivere un breve, ma interessante capitolo di storia della linguistica.   

2. Note sulle epistole e criteri di edizione[4]

Nello Schuchardtarchiv sono conservate cinque epistole di Benvenuto Terracini a Hugo Schuchardt, scritte tra 1920 e 1926. Nel dettaglio si tratta di quattro lettere, inviate (tranne la seconda) da Torino e datate rispettivamente 3 aprile 1920, 15 agosto 1921 (da Gressoney), 21 agosto 1922 e 15 aprile 1925, e di una cartolina illustrata da Cagliari, datata 6 febbraio 1926. Delle quattro lettere solo la prima è manoscritta, mentre le altre sono dattiloscritte. Tutte le epistole paiono essere responsive a missive schuchardtiane, purtroppo non conservateci. Ad eccezione della prima, in italiano, tutte le epistole sono scritte in tedesco, lingua che Terracini forse ha appreso durante la sua attività di lettore di italiano presso l’Akademie für Sozial- und Handelswissenschaften di Francoforte, ove egli è attivo tra il 1911 e il 1913 (cf. Nencioni 1969:479) o dalla moglie, tedesca, sposata nel 1913 e che morirà nel 1923[5].

Le epistole sono ben leggibili, tranne una breve parte della seconda pagina della lettera del 3 aprile 1920, che risulta danneggiata (cf. infra, nota 6) ed è segnalata nella trascrizione con ###. Nell’edizione ci si è attenuti fedelmente al testo delle epistole, evidenziando eventuali refusi con [sic]. I passaggi sottolineati in originale sono resi con dei corsivi. Mentre si è rinunciato a indicare esplicitamente cancellature, l’unica aggiunta posteriore è evidenziata in nota. Il cambio pagina è esplicitato con un numero tra barrette, p.e. |2|. Le lettere sono precedute dal numero di archivio con cui sono catalogate («Bibl. Nr.»).

3. Lo scambio epistolare Terracini-Schuchardt

3.1 Tra nazionalismo e scienza

Come è noto, la vita e l’attività di Hugo Schuchardt sono caratterizzate da un continuo scambio e da intensi rapporti con innumerevoli corrispondenti e partner in tutta Europa, in particolare nei paesi romanzi, frutto degli interessi scientifici del linguista e dei suoi frequenti viaggi e soggiorni in tali paesi. Altrettanto noto è però che questi rapporti subiscono una brusca e traumatica interruzione in seguito allo scoppio del primo conflitto mondiale, durante il quale Schuchardt si arrocca su posizioni nazionalistiche, che sfociano in un rilevante numero di scritti dal carattere politico e nello scontro con diversi esponenti del mondo scientifico e culturale neolatino[6].

Il risentimento schuchardtiano, come ha ben evidenziato Segre 1989: 302, è rivolto in particolare contro l’Italia, paese che il linguista aveva frequentato con assiduità e costanza e alle cui lingue aveva dedicato gran parte della sua attività scientifica, coltivando relazioni con i suoi più importanti esponenti culturali, e che ora si trovava a essere acerrimo nemico dell’Austria[7]16. È dunque forse sorprendente che, a nemmeno due anni dalla fine del tragico conflitto bellico, conclusosi con la dolorosa sconfitta degli Imperi Centrali e la conseguente fine del multinazionale Impero Austro-Ungarico, Schuchardt stesso riavvii i suoi rapporti con corrispondenti italiani – e per di più con un giovane studioso che alla prima guerra mondiale ha preso parte, ottenendo una medaglia d’argento al valore militare (cf. Grassi 1969: 1). Sebbene non sia stato possibile ritrovare le missive schuchardtiane[8], è infatti indubbio che, nel caso della prima delle cinque epistole di Terracini a Schuchardt conservate, datata 3 aprile 1920, si tratti di una responsiva a una missiva schuchardtiana. Terracini è stato interpellato da Schuchardt con una richiesta d’aiuto: spinto dai suoi interessi scientifici, desidera invero delucidazioni su una noterella di Francesco Ribezzo[9]18 apparsa come nota in calce a un articolo di Camillo Sapienza (Sapienza 1918: 39) sulla Rivista indo-greco-italica di filologia – lingua – antichità. Egli crede infatti che Ribezzo, in tale nota, si occupi della parola italiana gorra e chiede delucidazioni al proposito. Terracini non esita a rispondere, trascrivendo il brano del filologo italiano, che pure di gorra non tratta: da allora, tra i due si svilupperà uno, seppur sporadico, contatto, che durerà fino al 1926, anno precedente alla morte di Schuchardt.

3.2 Il giovane Terracini e l’anziano Schuchardt: ammirazione reciproca

L’anziano Schuchardt e l’ancora giovane Terracini sono divisi – anagraficamente – da oltre quarant’anni di età (il linguista tedesco è nato infatti nel 1842, il suo collega italiano nel 1886) e questa differenza di età si manifesta anche nella loro diversa situazione scientifica e professionale: nel 1920, anno in cui lo scambio epistolare ha inizio, Terracini, che pure ha già un curriculum di tutto rispetto (cf. infra), è ancora un giovane docente, i cui scritti forse più importanti, «Questioni di metodo nella linguistica storica» (Terracini 1921), la seconda parte de «Il parlare di Usseglio» (1922, cf. infra) e «Minima» (Terracini 1937) o i più tardi Conflictos de lenguas y de cultura (Terracini 1951, cf. infra), Lingua libera e libertà linguistica (Terracini 1963) e Analisi stilistica (Terracini 1966) devono ancora venire (anche se i primi due sono sicuramente già in fase avanzata). Schuchardt invece è un affermato, per quanto controverso, linguista, che nei quasi ottant’anni di vita e sessanta di attività scientifica ha contribuito in maniera unica agli sviluppi della linguistica, aprendo numerosi nuovi ambiti di ricerca e introducendo nuove metodologie e approcci alla disciplina, non disdegnando peraltro anche la (feroce) polemica con i colleghi. La sua produzione scientifica è immensa e anche dopo il suo ritiro dall’insegnamento, avvenuto nel 1900, essa non è affatto cessata, arricchendosi al contrario di nuove tematiche e nuovi interessi.

Data questa situazione di partenza, è forse chiaro che il giovane linguista italiano, aperto alle suggestioni della geografia linguistica di stampo gilliéroniano, che molto deve a quel Wörter und Sachen di cui Schuchardt è uno dei fondatori e maggiori esponenti, guardi con rispetto all’anziano collega. L’ammirazione e il debito scientifico di Terracini nei confronti di Schuchardt sono infatti noti[10] ed emergono in diversi scritti terraciniani, non solo in quelli a lui esplicitamente dedicati, come l’articolo sul linguista apparso nell’Enciclopedia italiana (Terracini 1936) o il quinto capitolo, intitolato «La crítica al método comparativo: Schuchardt», dei Perfiles de lingüistas (Terracini 1946: 103-41), che, in traduzione italiana, verrà a costituire il settimo capitolo della Guida allo studio della linguistica storica (Terracini 1949: 205-33)[11]. Terracini ha infatti ben presto recepito gli insegnamenti schuchardtiani, come emerge chiaramente nella seconda parte del suo «Il parlare di Usseglio» (Terracini 1914-22) e in particolare nel quinto capitolo di tale opera, in cui egli con un approccio quasi proto-sociolinguistico si dedica all’analisi della variazione linguistica e delle cause e dei percorsi delle innovazioni linguistiche (pluricentriche). Se la metodologia è evidentemente di stampo gilliéroniano, la tematizzazione del problema dei confini linguistici e dialettali e la contrapposizione alle posizioni neogrammatiche lasciano senza dubbio ritornare alla mente le analoghe argomentazioni presenti in quasi tutta l’opera schuchardtiana. Allo stesso modo, nella critica contro gli eccessi neogrammaticali di certa ricerca linguistica (cf. Terracini 1923-25: 148), nella più tarda critica della linguistica storico-comparatistisca e della sua terminologia biologicistica (cf. Terracini 1935) e nell’esortazione a tenere presenti, nel lavoro glottologico, anche gli aspetti della cultura materiale, in una compenetrazione tra storia linguistica interna ed esterna, risuonano gli insegnamenti schuchardtiani. Comune ai due è il richiamo a Wilhelm von Humboldt, alla sua concezione della lingua non come prodotto statico, ma come ἐνέργεια, attività ed «espressione stessa della storicità dei parlanti» (Corti 1969: 3107) e al suo rifiuto dell’idea di una lingua pura[12]. E se Nencioni giustamente sottolinea come «‹Maestro indimenticabile›» (Nencioni 1969: 468) di Terracini sia stato Jules Gilliéron, padre della geografia linguistica, di cui il linguista torinese era stato allievo[13] e Grassi afferma che questi fu «[i]l solo linguista in cui [Terracini, LuMe] riconobbe il proprio maestro» (Grassi 1969: 16), lo stesso titolo di «Maestro» Terracini riserva, nelle sue lettere, allo Schuchardt.

«Illustre Maestro» lo chiama nella prima lettera, «Verehrter Meister», nelle due successive, rispettivamente del 15 agosto 1921 e del 21 novembre 1922, «Lieber und verehrter Meister» in quella del 15 aprile 1925, ancora da Torino e nuovamente «verehrter Meister» nella cartolina illustrata che egli invia da Cagliari, dove nel 1924 ha ottenuto l’incarico di professore straordinario. E «Al Maestro venerando» dedica Terracini l’estratto da Atene e Roma (Terracini 1921), che fa ricordare a Schuchardt i «bahnbrechenden Kämpfe» della sua gioventù (lettera del 15 agosto 1921).

L’ammirazione di Terracini per Schuchardt è tale che egli, dopo l’apparizione dello Schuchardtbrevier (Spitzer 1922) per opera del forse più fervente ammiratore di Schuchardt, Leo Spitzer[14] (cui Terracini è vicino, seppur con differenze, per una certa comunanza di idee, cf. Beccaria 1970: 781, Grassi 1969: 10, Malagoli 1970: 814s., Segre 1958: 37), egli intende redigere «eine knappe Darstellung von Ihrer ganzen Thätigkeit als Linguist», anche se aggiunge «Ob das, was daraus entstehen soll Ihrer würdig sein wird, weiss ich nicht; jedenfalls: vagliami il lungo studio e il grande amore!» (lettera del 21 novembre 1922). Schuchardt è, in questa fase, un riferimento fondamentale per Terracini e per la sua ricerca scientifica, tanto che egli afferma «Ihr letzter Aufsatz wirft einen Sonnenstrahl auf manche Punkte, die mir besonders schwer erschienen waren» (ibid.) e, nell’inviargli il suo Vita sarda e lingua sarda (Terracini 1925b)[15], confessa apertamente: «Was Sie über meinen Aufsatz denken werden, weiss ich nicht; hoffentlich werden Sie aus irgendeinen Seiten [sic] wohl merken, wie tief Ihre Gedanke [sic] auf mich bewirkt [sic] haben» (lettera del 15 aprile 1925). La profonda conoscenza dello Schuchardt si manifesta anche nella scelta del verso dantesco (Inferno I, 83) citato da Terracini, essendo Dante (come anche l’Ariosto, citato nella lettera del 15 aprile 1925, cf. sopra, lettera e N13) uno dei pochi autori con cui Schuchardt, vero e proprio linguista, e non filologo, s’era – in gioventù – occupato[16].

Se l’ammirazione e l’apprezzamento di Terracini nei confronti di Schuchardt sono espressi in maniera così chiara ed esplicita, le lettere del linguista torinese fanno emergere, seppur solo indirettamente, anche il rispetto con cui l’anziano Schuchardt guarda allo studioso italiano, che, sebbene ancora piuttosto giovane, può già mostrare una carriera di tutto rispetto, che lo ha visto dapprima libero docente di storia comparata delle lingue neolatine a Torino e poi professore incaricato di storia comparata delle lingue classiche e neolatine presso l’Università di Genova[17].

Così, se non è possibile conoscere il testo delle lettere schuchardtiane, apprendiamo dalla penna di Terracini come Schuchardt si sia rallegrato che il giovane linguista si occupi di temi a lui cari, come la critica ai neogrammatici[18] e per questo gli dedichi «die Güte . . . sich darüber mit mir zu unterhalten» (lettera del 15 agosto 1921). Ché anzi egli non sembra esitare a inviare a Terracini osservazioni, commenti e riflessioni sull’argomento, oltre che tenerlo aggiornato sulla propria ricerca, facendogli dono dei suoi scritti più nuovi, sempre accolti da Terracini con grande interesse e ammirazione.

3.3 Dai Neogrammatici all’origine della lingua: un fruttuoso scambio

Cinque lettere in sei anni: non si può certo parlare di uno scambio epistolare intenso. Il carteggio è infatti troppo limitato perché si sviluppi un discorso scientifico di un qualche respiro; tuttavia vi sono diversi accenni, per quanto talora solo puntuali, ad argomenti – scientifici e non solo – cari ai due studiosi, che permettono di ricostruire, perlomeno in maniera parziale, alcuni loro interessi di questo periodo e in particolare alcuni momenti dello sviluppo scientifico di Benvenuto Terracini.

Si è già detto che l’epistolario prende il via da una richiesta schuchardtiana, purtroppo non conservataci, su una noterella di Francesco Ribezzo, da cui egli spera di ottenere informazioni, forse per il suo «Problemas etimológicos» (Schuchardt 1921b). La risposta di Terracini non è particolarmente interessante, esaurendosi nella trascrizione del testo del Ribezzo. Nelle epistole seguenti lo spunto per la discussione è fornito principalmente dal dono reciproco che i due studiosi si fanno dei propri scritti. In queste lettere tornano spesso temi cari allo Schuchardt degli anni giovanili, come la già citata critica del metodo neogrammaticale, espressa da Terracini nel suo «Questioni di metodo nella linguistica storica» (Terracini 1921), molto apprezzato da Schuchardt[19]. Terracini si compiace dell’ammirazione del maturo collega e ne gradisce anche l’appunto, mossogli da Schuchardt anche in un suo scritto dell’anno seguente, di differenziare troppo poco tra l’insegnamento e la pratica neogrammatici[20]: «Was Sie mir über die Junggrammatiker schreiben trifft gerade einen von den schwächsten Punkten von meinem Aufsatz» (lettera del 15 agosto 1921). In seguito Terracini cercherà di smorzare i toni della polemica antineogrammaticale, affermando che «das wort [sic] ‹neogrammatico› einen viel weiteren Sinn hat wie das deutsche Wort» (lettera del 21 novembre 1922).

La formazione e l’evoluzione scientifica del Terracini non prescindono poi da un tema che è oggetto di indagine dello Schuchardt particolarmente nella tarda fase della sua vita e sul quale questi redige diversi scritti: quello dello Sprachursprung, dell’origine della lingua[21]. Così, il linguista torinese si dedica con interesse all’analisi dell’opera schuchardtiana sull’argomento: «Meinen besten Dank für Ihre freundliche Sendung; besonders lehrreich ist für mich Ihr Aufsatz, da ich gerade mit Ihrer ganzen Lehre über ‹Sprachursprung› beschäftigt bin» (ibid.).

Dalle lettere emergono anche intrecci dal carattere più personale, seppur sempre legati al mondo scientifico: così il decesso di Claudio Giacomino, figura importante nella formazione del Terracini[22], di cui era stato insegnante ai tempi del liceo Massimo d’Azeglio (nonché supplente di Graziadio Isaia Ascoli, negli anni tra il 1896 e il 1902, sulla cattedra di storia comparata delle lingue classiche e neolatine presso la milanese Accademia scientifico-letteraria) è occasione per ricordarne gli studi bascologici[23], recepiti e recensiti da Schuchardt[24], uno dei maggiori rappresentanti della ricerca bascologica del suo tempo (e non solo), che con il Giacomino era stato a lungo in contatto[25]. Al Giacomino Terracini ha dedicato un lungo ricordo (Terracini 1924), in cui sottolinea:

Questa critica [della mancanza di una dimensione storica nella sua ricerca, LuMe] non cessò di muovergli lo Schuchardt dove ebbe ad occuparsi dei lavori suoi . . . Ciò non impedì naturalmente allo Schuchardt di riconoscere ampiamente i meriti del Giacomino e di rammaricare che egli troppo presto abbia abbandonato gli studi baschi . . . (Terracini 1924: 7 N6).

Ricevuto da Terracini lo scritto[26], Schuchardt evidentemente desidera precisare alcuni aspetti della sua passata polemica con Giacomino. Terracini lo ringrazia, puntualizzando allo stesso tempo di aver sottolineato in maniera esplicita come la critica schuchardtiana avesse «immer einen freundlichen und durchaus anregenden Ton bewahrt» (lettera del 15 aprile 1925) e rimarcando allo stesso tempo che non questa critica, ma una crisi personale di Giacomino lo aveva indotto ad abbandonare gli studi linguistici[27].

Nella stessa lettera Terracini afferma di aver letto con grande interesse lo schuchardtiano «Das Baskische und die Sprachwissenschaft» (Schuchardt 1925a), scritto in cui l’anziano Schuchardt, ben attento alle nuove evoluzioni della linguistica, ripropone criticamente domande fondamentali e fondanti sull’essenza e sull’oggetto di tale disciplina. Terracini ricambia con un suo articolo, che vuole essere «einen Beitrag zur Kritik der neuesten französischen allgemeinen Sprachwissenschaft» (lettera del 15 aprile 1925). Si tratta di quell’«Influssi della Linguistica generale sulla Linguistica storica del latino», in cui Terracini, prendendo spunto da due allora recenti opere, mette a confronto l’approccio schuchardtiano alla ricerca linguistica, il suo rifiuto di una classificazione genealogica delle lingue e la sua fruttuosa distinzione tra ‹elementar verwandt› e ‹geschichtlich verwandt› (ben ribadita e approfondita proprio nello scritto schuchardtiano citato (cf. Schuchardt 1925a: 9), tra mono- e poligenesi, e le allora nuove evoluzioni della linguistica generale francese dell’epoca – rappresentata anche dal Meillet[28] – e i principi e (ancora!) leggi linguistiche e fonetiche che stanno alla loro base, giudicati dallo studioso torinese come fondamentalmente antistorici (cf. Terracini 1925a: 25-29). Quale superiorità dunque dimostra lo Schuchardt che, afferma Terracini,

[c]olla linguistica generale lo Schuchardt in fondo non esce affatto dalla storia, anzi vi entra, se per storia di un fatto linguistico intendiamo la ricostruzione critica del modo con cui esso viene creato dall’individuo parlante; poco importa se egli all’individuo giunga solo attraverso la collettività, l’essenziale è che da lui il fatto linguistico venga studiato, per così dire, dal di dentro (Terracini 1925a: 26).

La stessa contrapposizione tra l’approccio schuchardtiano ai rapporti tra le lingue e il metodo ricostruttivo tenacemente perseguito dal Meillet, seppur con «una revisione sistematica del problema che da allora in poi percorse molta strada ed oggi ha raggiunto certamente il primo dei punti additati dalla critica di Schuchardt» (Terracini 1957: 242), cioè il riconoscimento dell’importanza fondamentale della mescolanza linguistica,[29] verrà anche in futuro tematizzata dal Terracini. Proprio alla dimensione storica dello Schuchardt è infatti vicino il linguista italiano, che, nella sua opera, è guidato da «una direttiva assai netta, quella della storia» (Segre 1958: 36). Una vicinanza che fa sì che egli, anche in futuro, sentirà lo Schuchardt linguista superiore pure al de Saussure, padre dello strutturalismo[30], come emergerà dai rispettivi profili nella sua Guida allo studio della linguistica storica (Terracini 1949):

[n]on è difficile scorgere dove stia, per Terracini, la superiorità di Schuchardt: sta, come è detto poco prima,nell’avere sposato l’«umanità dell’atto linguistico» con la «storicità della parola» (Segre 1982:456).

Più difficile da comprendere è invece il riferimento presente nell’ultima epistola terraciniana, la cartolina da Cagliari datata 6 febbraio 1926, con la quale Terracini ringrazia Schuchardt per l’invio dei suoi «so reizvollen und jügendlich [sic] gefassten ‹Wahrnehmungen und Gedanke› [sic]». Il riferimento è forse a quel «Der Individualismus in der Sprachforschung» (Schuchardt 1925b), che, oltre a essere una riflessione sullo stato attuale della linguistica, le sue diverse evoluzioni e il suo rapporto con la filologia (termine contro il quale Schuchardt ha sempre combattuto) è in qualche modo il resoconto di una vita scientifica straordinaria e uno sguardo rivolto al futuro della disciplina[31].

4. Una breve conclusione

Anche se purtroppo non ricostruibile nella sua bidirezionalità, il carteggio tra il giovane Terracini e l’ormai anziano Schuchardt permette di tracciare i rapporti tra i due studiosi, rivelando in maniera diretta il debito scientifico del linguista italiano nei confronti del collega d’Oltralpe, ma anche la stima e la fiducia che questi ripone in Terracini, con cui avvia un fruttuoso, seppur sporadico, scambio di idee e opinioni. In tal modo, esso permette di ricostruire un piccolo, ma significativo, capitolo di storia della linguistica.

Graz                         Luca Melchior

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Vgl. auch den Eintrag zu Terracini im Romanistenlexikon.

[1] I materiali dello Schuchardtarchiv sono stati riordinati e catalogati sistematicamente da Wolf 1993. Sulla alacre attività epistolare di Schuchardt si veda già l’omaggio spitzeriano a pochi anni dalla sua morte (Spitzer 1930).

[2] Al riguardo cf. Hurch/Steiner 2010: 5.

[3] Presso l’Institut für Sprachwissenschaft della KFU è attualmente in corso un progetto di digitalizzazione dell’opera omnia e della corrispondenza di Schuchardt, liberamente consultabile all’indirizzo schuchardt.uni-graz.at; l’edizione e analisi sistematica dei materiali epistolari e dei manoscritti dello Schuchardtarchiv è obiettivo del progetto di ricerca 2012-15, approvato e finanziato dal FWF – Fonds zur Förderung der wissenschaftlichen Forschung e diretto da Bernhard Hurch presso lo stesso istituto. L’edizione di carteggi e materiali dal lascito di Schuchardt ha però una lunga tradizione: tra le monografie finora apparse si citino qui Mazzoni 1983, Hurch/Kerejeta 1997, Jauregi 2005, Hurch 2006, Eismann/Hurch 2008. In occasione del simposio organizzato per i cinquant’anni dal decesso di Schuchardt, Hafner ha pubblicato alcuni stralci del carteggio con lo slavista Franz Miklosich (cf. Hafner 1980), altre corrispondenze sono state studiate da Brettschneider 1985. In Orbis, VRom. e RLiR sono apparsi, negli anni, diverse edizioni, totali o parziali, di carteggi schuchardtiani, cf. Desmet/Swiggers 1994, 1995, Heinimann 1972, 1992, Seldeslachts/Swiggers 1995a, 1995b, Swiggers 1990a, 1990b, 1991-93a, 1991-93b, 2008-2009, Swiggers/Desmet 1995, Swiggers/Seldeslachts 1991-93, 1994a, 1994b, 1995a, 1995b, 1996-97a, 1996-97b, 1996-97c, 1996-97d, 1998a, 1998b, 1998c, 1998d, 2008-2009a, 2008-2009b, Thomas 2011, Wolf 1994. In Orbis è stato edito anche un breve manoscritto schuchardtiano sul creolo a base portoghese dello Sri Lanka (De Silva Jayasuriya 2008-2009). Due numeri dei Grazer Linguistischen Studien (GLS 72, 74) sono dedicati all’edizione di materiali del carteggio schuchardtiano (cf. Hurch 2009a, Fernández Rodríguez 2010, Mattes 2010, Steiner 2010). Nella Österreichische Zeitschrift für Volkskunde, è stata edita la corrispondenza con l’etnologo Trebitsch (Hurch 2009d). In Filologia e critica è uscito il carteggio Schuchardt-Rajna (Melchior 2012). Diversi materiali riguardanti la vicenda della Fondazione Diez sono editi in Storost 1992.

[4] La pubblicazione delle presenti epistole avviene previa autorizzazione della Abteilung für Sondersammlungen della Universitätsbibliothek Graz.

[5] Ringrazio il prof. Cesare Segre per la segnalazione.

[6] Al proposito, cf. Hurch 2009b, Melchior 2012:21, Segre 1989.

[7] Sulle posizioni nazionalistiche di diversi linguisti italiani, cf. ancora Segre 1989: 300s.

[8] Ringrazio in questa sede il prof. Paolo Ramat, il prof. Cesare Segre, il prof. Benedetto Terracini, il dott. Javier Bosi del Centro di ricerca interdipartimentale sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei – Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia, presso il quale si conservano diverse lettere a Terracini, ma purtroppo non quelle schuchardtiane (cf. Ferretti/ Grignani/Musatti 1982: 277-305) e il personale dell’Archivio delle tradizioni e del costume Ebraici «Benvenuto e Alessandro Terracini» di Torino per l’aiuto fornitomi nella – purtroppo infruttuosa – ricerca delle lettere di Hugo Schuchardt a Benvenuto Terracini.

[9] Peraltro vincitore nel 1921, proprio assieme a Terracini, del concorso di «Storia comparata delle lingue classiche e neolatine» bandito dall’Università di Messina (cf. Corti 1969: 3106).

[10] Cf. p.es. Beccaria 1970: 781.

[11] Al riguardo cf. Venier 2012: 58-60.

[12] Cf. Terracini 1942: 20s.; 1951: 127s., 135s. Riguardo l’influsso di Humboldt su Terracini, cf. anche Beccaria 1970: 781, Grassi 1969: 15, Nencioni 1969: 472, Segre 1958: 36, 39; su Schuchardt, cf. Hurch 2009c, 2009e. Sull’asse Humboldt-Terracini-Schuchardt, cf. Venier 2012: 68-78.

[13] Così come di Antoine Meillet, a Parigi, cf. Corti 1969: 3104s., Grassi 1969: 1. Sull’importanza di Gilliéron nel pensiero terraciniano, cf. anche Devoto 1968: 122.

[14] Sul rapporto tra Schuchardt e Spitzer, si veda l’edizione del carteggio tra i due a opera di Hurch 2006.

[15] Tuttora conservato presso la biblioteca della KFU e recante la dedica «Omaggio di B. A. Terracini».

[16] Cf. Melchior 2012: 5s. N4.

[17] Nel 1925, come accennato, Terracini diverrà poi professore straordinario di questa disciplina e di linguistica sarda a Cagliari, per trasferirsi nel 1926 presso l’Università di Padova (cf. Nencioni 1969: 480).

[18] Che Terracini svilupperà al meglio nel suo «Questioni di metodo nella linguistica storica» (Terracini 1921); al riguardo cf. anche Porzio Gernia 1989: 15-18.

[19] A tale lavoro si riferisce probabilmente anche Leo Spitzer nella sua lettera a Schuchardt del 25 luglio 1921, edita in Hurch 2006: 208s. (al riguardo cf. anche Venier 2012:61 N32).

[20] «B. A. Terracini hat in seiner gediegenen Arbeit: Questioni di metodo nella linguistica storica (1921), wie er selbst sagt, nicht sowohl die Grundsätze der Junggrammatiker vor Augen als die Methode, die sich aus ihnen herleitet. Aber diese Methode hatte ja vor den Junggrammatikern bestanden und setzte sich bei ihren Widersachern fort. Daher ist auch das Wort: ‹an ihren Früchten sollt ihr sie erkennen›, hier nicht anwendbar, ohne daß dadurch die außerordentlichen und dauernden Verdienste irgendwie geschmälert werden, die sich Leskien, Brugmann usw., erworben haben. Und wenn nun die Junggrammatiker selbst (und Brugmann nicht am wenigsten) die Lautgesetze in ein bescheideneres Gewand gehüllt und das Beiwort ‹ausnahmslos› gestrichen haben, so ist damit das eigentliche Junggrammatikertum eben erledigt» (Schuchardt 1922: 207 N1).

[21] Cf. Schuchardt 1919a, 1919b, 1920, 1921a.

[22] Cf. Corti 1969: «stimolanti furono per la formazione di Terracini gli insegnamenti al liceo Massimo d’Azeglio di Torino impartiti da Claudio Giacomino . . . e da Dino Mantovani, come pure il cameratismo, trasformatosi presto in grande amicizia, con Giorgio Falco » (Corti 1969: 3303).

[23] Per i quali il Giacomino, che si era occupato anche di lingue neo-indiane, di dialettologia italiana e di lingue classiche, aveva ricevuto, nel 1899, il Premio Reale di Filologia e Linguistica attribuito dalla Real Accademia dei Lincei (cf. Ascoli 1901: 399, Terracini 1924: 5).

[24] Cf. Schuchardt 1892, 1899, 1907, 1908.

[25] Nello Schuchardtarchiv sono conservate trenta sue epistole, risalenti agli anni tra il 1893 e il 1904 (numeri d’archivio 3661-3690).

[26] E che tuttora è conservato nella biblioteca della KFU, con la dedica: «Coi più vivi ringraziamenti ed i migliori ossequi devmo B. Terracini». Il ricordo di Giacomino è poi riedito come nono capitolo di Terracini 1949.

[27] Schuchardt pare infatti, nonostante le osservazioni critiche, apprezzare l’opera del Giacomino, come emerge da una lettera di questi, conservata nello Schuchardtarchiv: «Non sono degno di certo del titolo di ‹romanista›, col quale Ella mi conforta a perseverare nelle indagini bascologiche, migliorandole. Comunque, spero che non mi tornerà inutile quel tanto che fui suscettibile di apprendere anche su questo terreno, valendomi degli alti insegnamenti del Senatore Ascoli, e di quel tirocinio che dovetti fare all’accademia di Milano. Solo mi rincresce che non potrò fare tanto, e tanto presto quanto vorrei» (lettera del 13. 03. 1904, numero d’archivio 3690).

[28] Sul rapporto Terracini-Meillet, cf. Porzio Gernia 1989: 46s.

[29] Su «parentela» e «affinità» cf. Terracini 1951: 172-75, poi in Terracini 1957: 241-47.

[30] Il cui Cours de linguistique générale viene presto recepito – e diffusamente recensito – sia da Schuchardt che da Terracini (cf. Schuchardt 1917, Terracini 1919, cf. Beccaria 1989: 2s.), che nelle loro – tutt’altro che dissimili! – critiche rimarcano la mancanza di storicità del corso saussuriano. Sul rapporto tra Terracini, de Saussure e più in generale lo strutturalismo, cf. Beccaria 1970, in particolare 780, 793s., Corti 1969: 3113s., Malagoli 1970, Morresi 2007, Porzio Gernia 1989: 44-51, Segre 2002.

[31] Ben diversi sono dunque i «Wahrnehmungen und Gedanken» schuchardtiani da quelli gröberiani (cf. Gröber 1910) cui qui si fa forse allusione!