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Alessandro D'Ancona

Il carteggio tra Alessandro D'Ancona e Hugo Schuchardt è stato edito e commentato da Daniele Baglioni.

Die Edition bzw. einzelne Briefe sind zu zitieren als:

Baglioni, Daniele. 2016. 'Il carteggio tra Alessandro D'Ancona e Hugo Schuchardt'. In Bernhard Hurch (Ed.) (2007-). Hugo Schuchardt Archiv. Edizione web http://schuchardt.uni-graz.at/id/letters/1352, data di consultazione 25.05.2020

Alessandro D'Ancona

Bedeutung

Alessandro D’Ancona (Pisa 20.2.1835 – Firenze 8.11.1914), tra i maggiori storici della letteratura italiana dell’Ottocento, è considerato uno dei fondatori della cosiddetta “scuola storica”, ossia di quell’indirizzo d’ispirazione positivistica che diede un notevole contributo al rinnovamento degli studi storico-letterari in Italia, sottraendoli alle impostazioni estetiche e sentimentali di matrice romantica e conferendo loro l’obiettività propria delle discipline scientifiche. Compì i suoi primi studi a Firenze; nel 1855 si trasferì a Torino, dove studiò giurisprudenza ed ebbe modo di seguire le lezioni di Francesco De Sanctis, in seguito alle quali decise di abbandonare gli studi giuridici per quelli letterari. Dopo un breve periodo in cui all’interesse per la storia, la letteratura e la filologia abbinò anche un’intensa attività di giornalista politico, nel 1860 fu chiamato all’Università di Firenze come Professore di Letteratura italiana, un ruolo che avrebbe tenuto per ben quarant’anni, nel corso dei quali avrebbe formato studiosi del calibro di Napoleone Caix, Francesco D’Ovidio, Francesco Novati, Pio Rajna e Luigi Russo. Fu anche direttore della Scuola Normale Superiore dal 1892 al 1900 ed ebbe l’incarico d’insegnamento di esegesi dantesca presso l’Università di Pisa dal 1900 al 1909. Notevole, infine, il suo impegno diretto nella vita politica, che lo portò nel 1904 alla nomina a senatore del Regno e nel 1906-1907 a ricoprire la carica di sindaco di Pisa.

I suoi interessi di ricerca furono vasti e coprirono l’intero corso della storia letteraria italiana. In particolare, D’Ancona viene ricordato per i suoi fondamentali contributi riguardo alla poesia delle Origini, un tema che è fra quelli che ricorrono più frequentemente nel carteggio con Schuchardt, e anche alla letteratura teatrale e agli studi su Dante. In tutte le sue ricerche è ben riconoscibile la tensione verso una descrizione oggettiva, fondata da un lato sulla corretta interpretazione delle fonti storiche, dall’altro sulla restaurazione filologica dei testi, benché allo spiccato interesse per la filologia non si accompagnasse in D’Ancona un interesse altrettanto marcato per le varietà linguistiche del passato e del presente.

Lit.: Strappini, Lucia (1986). Alessandro D’Ancona, in DBI, consultabile online qui.

Stussi, Alfredo (2014a). Filologia e linguistica dell’Italia unita [2001], in Id., Filologia e linguistica dell’Italia unita, Bologna, il Mulino, pp. 9-26.

Stussi, Alfredo (2014b). Sul carteggio D’Ancona-Ascoli [2005], in Id., Filologia e linguistica dell’Italia unita, Bologna, il Mulino, pp. 67-83.

Gegenbriefe

Le lettere di Schuchardt a D’Ancona sono conservate presso il Centro Archivistico della Scuola Normale Superiore http://centroarchivistico.sns.it/.

Briefedition und Kommentare

Le 24 lettere del carteggio Schuchardt-D’Ancona (14 di Schuchardt, 10 di D’Ancona) coprono un periodo di ventitré anni (1868-1891), in cui si osserva l’evoluzione del rapporto tra i due studiosi, in particolare la maturazione di Schuchardt da giovanissimo e semisconosciuto ricercatore a promettente Privatdozent a Lipsia e infine a professore universalmente stimato prima a Halle e poi nella sede definitiva di Graz. Il carteggio non si è conservato per intero: mancano probabilmente le risposte di D’Ancona alle lettere 05-HS_ADA_03 del 6 novembre 1868 e 14_HS_ADA_08 del 22 dicembre 1873; mancano anche la lettera con cui D’Ancona nell’autunno del 1871 inviò a Schuchardt la raccolta di poesie in dialetto chianino del Billi, a cui Schuchardt accenna in apertura della lettera 10_HS_ADA_06 del 10 novembre 1871 (cfr. n. 1), e la lettera di accompagnamento dell’«interessante articolo» di D’Ancona del 1876, la cui ricezione è accusata da Schuchardt in apertura della lettera 20_HS_ADA_12 del 26 febbraio 1877 (cfr. n. 1). Non si devono invece a lacune nella documentazione gli intervalli temporali fra uno scambio di lettere e l’altro, che si fanno man mano più ampi nel corso degli anni Settanta dell’Ottocento (già nella lettera 12_HS_ADA_07 del 10 novembre 1873 Schuchardt lamenta il «lungo silenzio che regna fra di noi»), fino all’interruzione dei rapporti nel 1877, con un’unica ripresa tardiva quattordici anni più tardi (ma a una qualche forma di contatto avuta con D’Ancona nel 1890 fa riferimento Schuchardt nell’apertura della lettera 23_HS_ADA_14 del 27 gennaio 1891; cfr. n. 1). Le lettere di Schuchardt sono tutte datate; invece quelle di D’Ancona solitamente non recano né la data né l’indicazione del luogo, a eccezione delle lettere 11-00076, 24-00081, 07-00082 (senza indicazione dell’anno, che è però evidentemente il 1869, visto che D’Ancona scrive da Weimar) e 18-00079 (senza indicazione del luogo, che però si ricava dal testo della lettera: «sono in campagna, distante qualche miglio da Pisa», cioè con tutta probabilità a Bocca d’Arno – cfr. n. 1 –). La datazione delle restanti lettere di D’Ancona, che si possono supporre tutte scritte a Pisa, è deducibile dalle missive di Schuchardt, che è di norma il primo a scrivere e a sollecitare una risposta.

Quanto alla storia del rapporto fra i due studiosi, dal carteggio si ricava che Schuchardt incontra D’Ancona per la prima volta a Pisa poco prima del 13 gennaio 1868, cioè della data della lettera che inaugura il carteggio, forse per tramite di Adolfo Mussafia, che già in una lettera del 20 marzo 1866 aveva segnalato a D’Ancona il nome di Schuchardt («un giovinotto di 23 anni, ma che ebbe la fortuna di studiare per tre o quattr’anni sotto Diez e Ritschl»; cfr. Curti 1978: 163). A Pisa, dove Schuchardt si trovava di passaggio nel suo viaggio verso Roma, nasce un’amicizia, fondata soprattutto sull’ammirazione di Schuchardt nei confronti del più vecchio D’Ancona (e del collega Domenico Comparetti) e sulla naturale simpatia di D’Ancona verso Schuchardt e la sua già vivacissima curiosità intellettuale. L’amicizia, che si consolida nel corso del 1868, quando Schuchardt trascorre l’intero anno a Roma per un soggiorno di studi, s’irrobustisce ulteriormente nel 1869, quando è D’Ancona a recarsi a Weimar per le sue ricerche e Schuchardt, ancora residente nella casa paterna di Gotha, ne approfitta per incontrarlo accompagnato dai genitori in una gita alla fortezza della Wartburg, che è ricordata da D’Ancona in chiusura delle lettere 07-00082 e 09-00075. Risale a questo periodo, quello di maggiore intimità tra Schuchardt e D’Ancona, il testo più curioso e interessante dell’intero carteggio, cioè la lettera di Schuchardt del 3 ottobre 1869, scritta quasi per intero in dialetto romanesco, che costituisce una delle più notevoli testimonianze di uso del dialetto da parte di un non italofono madrelingua in tutta la storia linguistica italiana.

I rapporti cominciano ad allentarsi già nel 1871, quando Schuchardt si dispiace della mancata partecipazione da parte di D’Ancona del suo «sposalizio» (in realtà fidanzamento) con Adele Nissim, che D’Ancona avrebbe preso in moglie nell’agosto di quello stesso anno; un certo deterioramento delle relazioni può attribuirsi anche allo scoppio della guerra franco-prussiana nel 1870, che vede Schuchardt simpatizzare per la Confederazione germanica e D’Ancona prendere convintamente le parti della Francia (lettere 08_HS_ADA_05 e 09-00075 del gennaio 1871). Ad ogni modo la corrispondenza prosegue, sebbene non con la stessa frequenza e regolarità di prima. Gli argomenti trattati nelle lettere, sempre su sollecitazione di Schuchardt, cominciano a vertere quasi esclusivamente su questioni letterarie, in particolare sulla poesia delle Origini e sulla genesi di forme popolari come i ritornelli; a partire dal 1875, Schuchardt s’informa anche sulle pubblicazioni su Ariosto e Boccaccio (di cui in quell’anno ricorrevano rispettivamente il quadricentenario della nascita e il cinquecentenario della morte) e sulle più recenti grammatiche d’italiano, evidentemente per esigenze didattiche; nelle lettere del 1877, ben più brevi di quelle degli anni precedenti, il tema predominante è la neonata fondazione Diez, a cui Schuchardt intende dare pubblicità in Italia conformemente al proposito (poi non realizzato) di eleggere Roma e non Berlino come sede; infine le ultime due missive del 1891, anch’esse molto brevi, toccano l’argomento delle testimonianze letterarie della lingua franca mediterranea e aggiungono quindi un dato importante alla ricostruzione dello sviluppo dell’interesse di Schuchardt per questo tema, vivo fin dagli esordi della sua carriera, come dimostra la richiesta d’informazioni in proposito ad Ascoli già nella lettera del 13 gennaio 1869 (cfr. la n. 1 alla lettera 001-B37_60).

Diversi sono i motivi d’interesse del carteggio, specie per quel che riguarda la biografia intellettuale di Schuchardt. Notevole, innanzitutto, è l’altezza cronologica delle prime lettere, che offrono testimonianze preziose degli interessi del giovane Schuchardt e dell’elaborazione del suo pensiero: alcuni tratti caratteristici delle ricerche della maturità, come l’attenzione alla variazione («lo svariamento graduale de’ dialetti», lettera 05-HS_ADA_03 del 6 novembre 1868) e l’importanza data alla creazione linguistica individuale, si ritrovano già in nuce in questi testi. Altrettanto importanti per la dialettologia italiane sono le riflessioni e le informazioni relative al dialetto romanesco, il cui studio occupa Schuchardt per la gran parte del soggiorno romano del 1868 (come lo stesso Schuchardt dichiara a Diez nella lettera 08-t00862923_4 del 20 luglio 1868) ed è il presupposto della lettera in romanesco del 3 ottobre 1869: malgrado l’intenzione di Schuchardt di raccogliere le sue osservazioni in un saggio organico, al dialetto di Roma il linguista tedesco non avrebbe dedicato che un breve articolo di carattere letterario, quello su Belli e la satira romana (HSA 010), mentre il progetto dello «studio sul romanesco», ancora menzionato da Ascoli nella lettera 022-00216 del 22 maggio 1876, non sarebbe mai stato realizzato. Meno interessanti sono le lettere scritte dal 1871 in poi, che testimoniano comunque la costante attenzione di Schuchardt alla letteratura italiana, specie delle Origini, e anticipano idee originali che verranno poi esposte più distesamente nei saggi (in particolare negli scritti HSA 041, HSA 056, HSA 118 e HSA 588).

Criteri di edizione:

I testi sono stati riprodotti fedelmente, aggiungendo soltanto la distinzione fra accento acuto e accento grave, che non è osservata nella grafia né di Schuchardt né di D’Ancona, mentre sono stati mantenuti l'uso dell'apostrofo, l'oscillazione tra minuscole e maiuscole e l'interpunzione secondo gli originali. Le parole o locuzioni sottolineate sono state riprodotte per mezzo del corsivo. Le rare abbreviazioni di lettere sono state sciolte tra parentesi tonde. Non si sono riportate le lettere e le parole cancellate e si è evitato di segnalare quali parti di testo sono state integrate a margine, in quanto si tratta di dati facilmente recuperabili dal confronto con la fotoriproduzione dell’originale.

 Bibliografia:

Baglioni, Daniele (2012a). “In tutte queste ricerche m’interessa il più lo svariamento graduale de’ dialetti”. La variazione linguistica nelle lettere di Hugo Schuchardt ad Alessandro D’Ancona (1868-1891), in Nicola De Blasi, Chiara De Caprio, Francesco Montuori, Patricia Bianchi (a cura di), La variazione nell’italiano e nella sua storia. Varietà e varianti linguistiche e testuali. Atti dell’XI congresso SILFI (Napoli, 5-7 ottobre 2010), 2 voll., Firenze, Franco Cesati ed., vol. 1, pp. 39-48.

Baglioni, Daniele (2012b). Il romanesco di Hugo Schuchardt, in Pietro Adolfo Di Pretoro, Vincenzo Faraoni, Michele Loporcaro (a cura di), Vicende storiche della lingua di Roma, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 195-212.

Bertazzoli, Raffaella (1983). L’area tedesca e nordica, in Damiano Abeni, Raffaella Bertazzoli, Cesare G. De Michelis, Pietro Gibellini (a cura di), Belli oltre frontiera. La fortuna di G. G. Belli nei saggi e nelle versioni di autori stranieri, Roma, Bonacci, pp. 99-194.

Curti, Luca (a cura di) (1978). D’Ancona-Mussafia, Pisa, Scuola Normale Superiore.

Gibellini, Pietro (1989). Un’attribuzione: «L’abbagnatura», in Id. I panni in Tevere. Belli romano e altri romaneschi, Roma, Bulzoni, pp. 157-161.

Lichem, Klaus & Wolfgang Würdinger (2013). Die Korrespondenz zwischen Graziadio Isaia Ascoli und Hugo Schuchardt, in Bernhard Hurch (Hg.) (2007-). Hugo Schuchardt Archiv. Webedition verfügbar unter: http://schuchardt.uni-graz.at/korrespondenz/briefe/ korrespondenzpartner/alle/254, abgerufen am 28.1.2016.