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Brief (10_HS_ADA_06)

Ilmenau 10.9bre71.

Carissimo amico!

Vi ringrazio assai di m’aver mandato le poesie in dialetto Chianaiuolo[1]; subito mi son messo a disaminarle dal lato linguistico. Tanto più diedi loro il benvenuto che adesso sto occupato nell’andar dietro a certi fenomeni fonologici per tutti i dialetti italiani, per tutti coloro cioè dei quali posseggo saggi stampati; e pur troppo n’è scarso il numero. Del resto, che voi mi spediste il libro, non ne venni informato, che dopo essermisi intorno lambeccato il cervello, per la vostra carta da visita. Sulla quale avreste dovuto al nome d’Ancona aggiungere quello di Nissim[2]. Se non vi fosse stato il Köhler[3], vi prenderei ancora per celibe e figuratevi quanto grosso sarebbe lo sbaglio. Quasi quasi vengo a suppormi addosso la jettatura o qualunque altra malia, perché non si voglia de’ miei augurî né per sposalizi, né per nozze – né per gioie di fraternità.

Mi fareste il piacere d’accennarmi pe’ miei scopi linguistici alcuni documenti dei più antichi della lingua italiana che finora sono stati pubblicati? |2| Non mi valgono a ciò che io intendo i documenti della letteratura come i Poeti del primo secolo ec.[4], dei quali l’ortografia è stata alterata e guastata nei codici e finalmente dagli editori racconciata o piuttosto sconciata. Mi pare incredibile che p.es. e ed ie, o ed uo (vene viene, foco fuoco) s’usassero a tal grado promiscuamente che si legge nei testi pubblicati. Ci vorrebbero de’ manoscritti anteriori al 1300 accuratamente stampati. Ritornato dall’esilio letterario dove mi trovo per adesso, a Lipsia o a Gotha, potrei con più o meno fatica (squadernando le bibliografie, l’Archivio storico ec.[5]) ricercare ciò che m’aggradi; ma se non vi spiace preferisco di prendere l’accorciatoio.

Quale stima gode da voi il Nannucci[6] come interpretatore degli antichi scrittori? Non tutte le sue interpretazioni mi soddisfanno. Se per esempio nei versi di Ser Brunetto Latini[7], che seguono (p. 467)

 

     Fora del paradiso,

     Ov’era ogni diletto,

     Sanza neuno eccetto

     Di freddo e di calore,

     D’ira né di dolore

 

eccetto non valere eccezione, ma ricevimento (dal lat. excipio) pretende, a me pare più giusto di spiegare: ‘senzaché né freddo né calore, né ira né dolore costituissero niuna eccezione’[8]. Viè meno intendo che in questi |3| versi dello stesso poeta (p. 471):

 

     Che tua difensïone,

     S’ho mente, di ragione

     Fàllati dirittura

 

fallare debba star nel significato del lat. fallere e dirittura in quello di accortezza. Perché non: ‘che tua difensione falla la diritta via della ragione’, cioè: ‘è irragionevole’[9]? Cosicché più d’una volta mi sento la tentazione di riprendere il Nannucci colle parole di Fra Jacopone[10]:

 

     Ov’è piana la lettera

     Non fare oscura glosa.

 

Pertanto in tali casi sto dubitando se abbia côlto nel segno perché mi pare che un Italiano tuttavia debba meglio intendersi del senso d’una frase italiana che un forestiere. Come dandovi l’occasione, ma non senza difficoltà ho tradotto la canzona del Guinicelli: Al cor gentil ripara sempre amore (‘In edlem Herzen birgt sich stets die Liebe’) in rime tedesche, m’è venuto la voglia, se occoresse, di scrivervi intorno alcune parole[11]. S’è forse pubblicata negli ultimi tempi qualche monografia toccante quest’oggetto?

Sono già più di tre mesi che mi godo l’aria salubre e l’acqua fredda d’Ilmenau[12] (paese forse conosciutosi come sottostando al granduca di Weimar). M’era davvero indispensabile questa villeggiatura: ché i miei nervi erano sturbati a |4| tal segno che non potea né studiare, né divertirmi, ne dormire Ma orora mi sono riavuto assai, sebbene lo studio vada pian piano. Se l’inverno nella mia patria non mi farà bene, sarò costretto a trasferirmi un’altra volta in Italia. In questo caso m’imbarazzerebbe soltanto la scelta d’un sito che avesse tutte le condizioni richieste dallo stato della mia salute in quanto all’altezza, alla temperatura, ai comodi, e via discorrendo. Finora non conosco che Bormio[13] che forse mi converrebbe. Deve però esistere qualche climatologia o balneologia italiana: potreste informarvene?

Caso che veggiate il Teza[14], vi prego di domandargli, con cortesia da parte mia, se crede che fra la raccolta mezzofantiana, adesso appartenente alla biblioteca di Bologna, si trovino altri opuscoli spettanti a idiomi creolesi fuorché quel catechismo curassese che gli ha dato la base per una dotta dissertazione[15].

Intanto, anche nella stagione novella, riserbate agli amici un postino nel vostro cuore.

Tutto vostro affmo

Hugo Schuchardt (Gotha)

[1] La lettera con cui D’Ancona inviò a Schuchardt la raccolta non si è conservata. Quanto alla raccolta, si tratta di Raffaele-Luigi Billi, Poesie giocose del dialetto dei Chianajoli, Arezzo, Tipografia Bellotti, 1870.

[2] Il cognome della moglie di D’Ancona, Adele Nissim (1853-1932).

[3] Cf. n. 5 alla lettera 09-00075.

[4] Poeti del primo secolo della lingua italiana in due volumi raccolti, 2 voll., Firenze, 1816.

[5] L’«Archivio storico italiano»: il periodico fu fondato a Firenze nel 1842 e viene pubblicato ancora oggi.

[6] Vincenzio Nannucci, Manuale della letteratura del primo secolo della lingua italiana, Firenze, tip. Magheri, 1837.

[7] Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 459-464.

[8] L’edizione moderna di Marcello Ciccuto (Milano, Rizzoli, 1985) emenda eccetto, che è lezione del solo codice Strozzi 146 della Biblioteca Laurenziana di Firenze, in espetto ‘minaccia’.

[9] Brunetto Latini, Favolello, vv. 5-7.

[10] La citazione, per la verità, non è di Jacopone da Todi, ma è tratta dai Proverbia pseudoiacoponici.

[11] Né la traduzione della celebre canzone di Guido Guinizzelli né articoli sul componimento risultano essere stati pubblicati da Schuchardt.

[12] Città della Turingia, nei pressi della cosiddetta “selva di Turingia” (Thüringer Wald), non lontana da Gotha.

[13] Piccolo centro dell’Alta Valtellina, in Lombardia.

[14] Emilio Teza (1831-1912), professore di sanscrito, lingue classiche comparate e lingue romanze alle Università di Bologna, Pisa e Padova (cf. Enciclopedia Italiana, s.v.). Fu tra i corrispondenti di Schuchardt, come risulta dall’inventario di Wolf 1993 (lettere 11609-11642).

[15] Emilio Teza, Il dialetto curassese, Miliano, Tip. P. Agnelli, 1863. Si tratta del primo studio scientifico su una lingua creola, il papiamentu (chiamato “curassese” per il fatto che si parla nell’isola caraibica di Curaçao). Fonte primaria del Teza è il catechismo redatto in papiamentu dal vescovo olandese Niewindt, che Teza aveva letto alla Biblioteca Universitaria di Bologna, dove il catechismo era conservato (ed è conservato tuttora) nel fondo poliglotta donato dal cardinal Giuseppe Gasparo Mezzofanti (1774-1849).