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Brief (03-HS_ADA_02)

Roma, li 28 Aprile 1868

Mio caro Signore!

Mi perdoni se tardai troppo a riscontrare la Sua Carma; ma non voleva risponderle in tedesco o in francese e non è gran tempo che mi avvezzo a esprimere i miei pensieri in italiano e in quale italiano, ne giudicherà Ella. Ora La ringrazio moltissimo della fotografia che mi favorì, e Le ricambio la mia, benché non sia troppo ben fatta. La prego di riverir da parte mia il Sig. Comparetti[1], cui sono obbligatissimo della sua raccomandazione, ancorché quelle conversazioni che Ella indica, non sembrino avere avuto luogo quest’inverno dal Duca |2| Caetani[2], tutta la sua famiglia essendo stata ammalata.

Da due mesi un signore e una signorina mi danno lezioni d’italiano; innanzi appena ho detto tre parole italiane. Studio un poco il dialetto romanesco e m’occupa principalmente il più antico monumento di questo, cioè la Vita di Cola Rienzi[3], scritta nel trecento, di cui esistono moltissimi codici nelle biblioteche di Roma e d’altre città, e quattro edizioni[4]. Forse la collazione de’ manoscritti più antichi meriterebbe la spesa, poiché per quel che so io, la detta opera non è ancora esaminata in maniera filologica. Grand’interesse per questo riguardo reca anche il frammento di una cronaca Romana del medesimo secolo (dal Muratori |3| Scritt. rer. It. XII.)[5], nel cui dialetto Romano si trovano qualche particolarità del napoletano, p.es. chiù, autro. Di più recente tempo io non conosco che tre poemi Romaneschi[6], due stampati (di Peresio e di Berneri), uno manoscritto alla biblioteca Casanatese. Di recentissima data sono i sonetti di Belli[7] che dipingono benissimo i costumi dei Romani. Come nell’eterna città spesso riesce difficilmente d’istruirsi della letteratura, può darsi che Ella circa questo soggetto ne sappia più di me.

Quanto ai libri popolari italiani fin’ora ne ho raccolti che pochissimi, perché m’imbarazza la scelta e mi manca una certa direzione.

Probabilmente passerò un’altro inverno a Roma; dove mi ricoverò[8] cominciando il gran calore, non è |4| ancora deciso. Non verrà Ella una volta a Roma?

Ieri ricevei il terzo volume del mio Vokalismus[9]. Quante cose vi avrei già adesso da soggiungere o da cambarie[10]! La fatica impiegata non si paga di grande soddisfazione.

Gradisca, La prego, i miei più cordiali saluti!

Il Suo devotissimo amico

Hugo Schuchardt

(Via della Vite 14, piano 1)

[1] Cf. n. 1 alla lettera 01-HS_ADA_01.

[2] Cf. n. 3 alla lettera 02-00084.

[3] Il riferimento è all’ultima parte della Cronica trecentesca dell’Anonimo romano, che con il titolo di Vita di Cola di Rienzo conobbe una circolazione autonoma fin dal Cinquecento (dal periodo, cioè, a cui risalgono i più antichi manoscritti della Cronica).

[4] Probabilmente Schuchardt si riferisce all’editio princeps braccianese del 1624, alla ristampa braccianese del 1631 e all’edizione italianizzata del testo a cura di Zefirino Re del 1828, cui seguì una ristampa nel 1854.

[5] In realtà, gli Historiae Romanae Fragmenta editi da Ludovico Antonio Muratori nel terzo tomo delle Antiquitates Italicae Medii Aevi (1740) non sono altro che la Cronica dell’Anonimo romano, il cui testo però, a differenza dell’edizione Re (cf. n. 4), comprende non solo la Vita di Cola, ma anche la prima parte.

[6] Si tratta del Maggio romanesco overo il Palio conquistato di Giovanni Camillo Peresio (1688), del Meo Patacca, ovvero Roma in feste nei trionfi di Vienna di Giuseppe Berneri (1695) e probabilmente del manoscritto anonimo dello Jacaccio o vero il Palio conquistato conservato alla Biblioteca Casanatense di Roma, che altro non è se non la prima versione (la più autenticamente dialettale) del Maggio romanesco di Peresio.

[7] Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), massimo poeta in dialetto romanesco e autore di più di duemila sonetti (cf. DBI, s.v.).

[8] Probabile errore per ricovererò.

[9] Cf. n. 4 alla lettera 02-00084.

[10] Errore per cambiare.