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Brief (11-00076)

Pisa, 25 Nov. 71

C. a.

Gratissima come sempre mi giunge la vostra datata da Ilmenau. Duolmi assai rilevare che non vi sentiate bene, ma il riposo dagli studj e la buon’aria e le acque fresche e il bel soggiorno nella foresta di Turingia, vi avranno rimesso certo in buona condizione. Mi allegro assai sentendo che avreste intenzione di venire a passar l’inverno in Italia. Non potrei però indicarvi un posticino che vi possa convenire, perché voi vi scordate di dirmi quale sia la vostra malattia, e senza questa indicazione indispensabile, neppure un medico saprebbe suggerirvi qualche cosa di utile. Dato il caso che il vostro sia mal di nervi credo che il meglio sarebbe trasferirvi in una città popolosa e amena, e la scelta potrebbe cadere tra Venezia, Firenze, Napoli e Palermo. Badate però che a Venezia come a Pisa dominano i venti di |2| scirocco che così sono punto piacevoli a chi soffre di nervi, ed io ne so qualchecosa. Roma è diventata un pandemonio, e non saprei suggerirvela: vi è troppo frastuono adesso, e troppo movimento politico in vario senso. Il meglio credo sarebbe o Firenze o Napoli; ma per dare un parere ben fondato, ripeto che bisognerebbe sapere ciò di che avreste bisogno.

Non molto è stato pubblicato di testi antichi di dialetti italiani. Conoscerete certo le Cronache siciliane del De Giovanni[1] e i trattati di mascalcia stampati a Bologna nei volumi della Commissione dei testi di lingua[2]. Le pubblicazioni del Mussafia[3] pei dialetti veneti vi saranno certo note. Quanto alle poesie, è una disperazione. I più degli amanuensi erano toscani, e se non toscani cercavano tutti d’accostarsi a una forma |3| ortografica comune. Le poesie siciliane per es. indubitabilmente erano in dialetto dell’isola, e intanto le abbiamo quasi tutte in una forma toscaneggiata, salvo due sole[4]. Un mio amico[5] ha tentato ritornarle alla loro prima forma probabile, come vedrete dall’opuscolo che vi mando. Di antico genovese abbiamo alcune poesie nell’Archivio storico, appendice[6], ma chi giurerebbe che sieno in antico ligure puro e schietto? Per Milanese non vi sarà sconosciuto il fra Bonvesin del Bekker[7]. Parecchie antiche scritture toscane – ad es. le Lettere Sanesi, pubbl. dal Romagnoli a Bologna[8] – sono state messe fuori in questi anni con esatta riproduzione degli originali, ma quasi dappertutto ritroverete quella incostanza nelle forme ortografiche, della quale vi lagnate giustamente, e non siete il solo.

|4| Il Nannucci[9] è benemerito raccoglitore illustratore di antichi testi, ma può certamente, anzi ha qualche volta errato nelle sue dichiarazioni di passi difficili. Nei passi che mi notate non direi che abbia assolutamente torto, né che voi abbiate assolutamente ragione, perché sono ammissibili le due dichiarazioni. Nella seconda inclinerei però dalla parte d(e)l Nannucci, perché mi pare che il costrutto, colla vostra, n’uscirebbe un poco sforzato.

Sul Guinicelli[10] non è stato ch’io sappia scritto nulla di molto importante in questi ultimi tempi, salvo un artic. d(e)l Prof. Grion nel Propugnatore d(e)l 1870[11], nel quale sono alcune cose buone, ed altre che non mi sembrano tali.

Non capisco bene l’equivoco nel quale siete caduto circa l’esser io ancora celibe o no; intanto gradisco i vostri cordiali augurj e ve li ritorno per quando!..

Addio

vostro A. D’Ancona



[1] Vincenzo De Giovanni, Cronache siciliane dei secoli 13. 14. 15., Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1865 [Collezione di opere inedite o rare pubblicate dalla Commissione per i testi di lingua 10].

[2] Trattati di mascalcia attribuiti ad Ippocrate, tradotti dall’arabo in latino da maestro Moisè da Palermo, volgarizzati nel secolo 13., messi in luce da Pietro Delprato, corredati di due posteriori compilazioni in latino e in toscano e di note filologiche per cura di Luigi Barbieri, Bologna, presso G. Romagnoli, 1865 [Collezione di opere inedite o rare pubblicate dalla Commissione per i testi di lingua 12].

[3] Adolfo Mussafia (1834-1905), filologo, professore di Letteratura italiana e Filologia romanza all’Università di Vienna, ebbe fra i suoi interessi principali gli antichi volgari veneti (cf. DBI, s.v.). Fu tra i corrispondenti di Schuchardt, del quale aveva grande stima, e con Eduard Boehmer caldeggiò la chiamata di Schuchardt a Graz nel 1876.

[4] La canzone Pir meu cori alligrari di Stefano Protonotaro e il frammento del componimento di Re Enzo Alegru cori, conservatisi in siciliano grazie alla trascrizione fattane nel Cinquecento dal modenese Giovanni Maria Barbieri.

[5] Francesco Corazzini, Francesco Corazzini con un saggio di restaurazione degli antichi poeti siciliani, per le nozze D’Ancona-Nissim il 20 agosto 1871, Siena, Tip. G. Bargellini, 1871.

[6] Francesco Bonaini, Rime istoriche di un anonimo genovese vissuto nei secoli 13. e 14. tratte da un codice dell’avv. Matteo Molfino di Genova, «Archivio Storico Italiano» IV (1847), Appendice 18.

[7] Le edizioni dei poemetti di Bonvesin de la Riva a cura di August Immanuel Bekker uscirono a più riprese nei Berichte über die zur Bekanntmachung geigneten Verhandlungen der Königl. Preuss. Akademie der Wissenschaften zu Berlin tra il 1850 e il 1851.

[8] Lettere volgari del secolo 13. scritte da senesi, pubblicate e annotate con documenti e annotazioni da Cesare Paoli e da Enea Piccolomini, Bologna, G. Romagnoli, 1871 [Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal secolo 13. al 19. in appendice alla Collezione di opere inedite o rare 16].

[9] Cf. n. 6 alla lettera 10_HS_ADA_06.

[10] Cf. n. 11 alla lettera 10_HS_ADA_06.

[11] Giusto Grion, Guido Guinicelli e Dino Compagni, «Il Propugnatore», 2/5-6 (1870), pp. 274-322.