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Brief (01-07706)

an Ive1
Firenze 1. Febbrajo 1902
Via Oricellari N. 9

Egregio Signore ed Amico:

Sono proprio mortificata che tanto tempo – in causa specialmente del malessere di mio Marito – abbia dovuto correre, senza che io mi sia fatta viva con Lei, in riguardo specialmente al simpatico argomento che riguarda l’Illustre Professore, amico Suo.

In questi ultimi tempi, potei occuparmene un poco, ma avrei voluto poter essere più fortunata nelle mie ricerche - avrei voluto cioè, poter fare qualche scoperta importante nei Musei, dagli antiquari – in qualche antico libro. Invece, In questo importante argomento trovai bujo pesto, come qui si dice.

L’Illustre Professore lo aveva quasi indovinato. Ora, non ci resta che la tradizione, la quale in persona di tre individui, ci assicura che qualche anno fa, si usavano qui e nei monti vicini i fusi con un peso, peso che era rappresentato da un ciottolo possibilmente rotondo – il quale si attaccava (qualche volta, non sempre) al fuso con filo a spergo – non però con un uncino – come nella figura del fuso medievale.

Ho unite in due foglietti le notizie che ho potuto raccogliere su fuso e rocca,2 ma sono ben lontana dall’esserne soddisfatta e voglio col bel tempo, secondando il caro alito di primavera fiorentina che dà ali al pensiero, ricominciare con più attività la mia campagna alla ricerca del fuso che interessa l’amico Suo. Io penso che si dovrebbe trovare fra i monti del Casentino e forse fu quel d’Arezzo e vorrei essere a Bologna e rifare la visita dei ricchissimi Musei, dove ricordo di aver trovato una quantità di fusarole in terra cotta.

Da otto giorni il mio Nardo ha fotografato quattro rocche interessanti delle quali farò a parte la descrizione ma per vero dispetto da otto giorni non luce il sole e Nardo non può rafforzare le negative che riuscirono un po’ palliduccie – né trarne le imagini – appena ottenute le quali, mi affretterò di mandarLe a Lei, perché le passi all’Illustre Professore che per Suo mezzo ringrazio della fiducia addimostratami e di aver pensato a me in questa Sua bisogna.3

Mi dispiace anche di non potergli mandare subito refatta dal mio fotografo l’imagine della rocca veneta di cui gli mandai il disegno,4 perché essa si trova a Venezia chiusa in non so quale armadio – Se a Maggio, come spero, mi recherò a Venezia con Anita5 sarà mia cura di farla fotografare.6 Spero tuttavia di arrivare in tempo. Ricordo che nel Museo di Venezia ci deve essere pure qualche esemplare di rocca signorile– che io allora non pensai a far riprodurre non avendo essa il tipo popolare che mi sembra essere quello ricercato dall’Illustre Professore. – Ed ora, caro Professore, creda pure che sarò ben lieta se come mi promette potrò vederla a Firenze di passaggio in occasione del Congresso Storico che si darà il 21 aprile a Roma. 7 Per tal epoca passeranno pure gli amici [...]ioni. Coraggio adunque e non perda questa bella occasione per visitare l’immensa Roma. Spero che la Sua salute si sia già rimessa del tutto. Noi benche nella città dei fiori si è tutti reumatizzati ed il tempo è nevoso. E guai, se in qualche grigia giornata non si lavorasse di fantasia evocando meraviglie d’arte e di storia delle qual non mancano qui eloquenti richiami.

Mio marito, la mia Anita che ricorda il galante poeta improvvisatore di S. Agostin la salutano cordialmente ed io mi dico [...] Amica Angela Nardo Cibele

Documenti importanti!

Lo stacciajo (venditore dei Stacci tamisi (in veneziano) o crivetti, che ha bottega a Firenze davanti al Mercato del Porcellino, mi assicurava di aver qualche anno fa, avuto un fuso nella sua bottega che aveva l’appendice del peso – presso a poco come era il fuso veduto in avorio dal Professore Schuchardt.10

Ma per quante ricerche abbia fatto non ritrovò il vecchio fuso.

2

Annunziata Salucci di anni 74 di Firenze ricorda che per filare usavano il fuso semplice, ma per addoppiare lana ed altre cose, molti avevano in fondo una rotella oppure un fasso legato (ghiglia) di forma rotonda

Per fermare questo fasso facevano la maglietta.

3

Un usciere del Museo al Bergello mi assicura che ricorda di aver veduto nel suo paese (romagna) alcuni pesi che si appiccavano ai fusi fatti di terra o majolica colorati e venivano dalle fornaci di S. Barbara.

Nessuna scoperta di rocche o fusi ho potuto fare nei Musei, almeno fra gli oggetti esposti al pubblico, al Bargello ricercai specialmente fra gli oggetti intagliati in legno ed avorio, ma invano.

Feci pure il giro dagli antiquari. Da uno di questi potei avere tre rocche antiche che feci fotografare a mio figlio.11

Queste rocche si danno a nolo ai pittori per loro quadri. Feci il giro di tutti i principali stacciai di Firenze in cerca di rocche semplici e moderne, ed in tutta Firenze non ho potuto trovarne una. Quella brava gente mi rideva sul viso e mi mandava a cercarla sui monti del Casentino od altrove. Poiché, è proprio passato il tempo in cui Berta filava!!

- A quella bacchetta che per farla calza le donne l’infilano alato per reggere il ferro si dice fattorino

- Le vecchie mettono una castagna in bocca per provocare la saliva filando.

Cantano:

“Fila rocca che a te ti tocca

“fila fuso che è il tuo uso.

Ovvero:

Lunedì lunedaì

Martedì martedai

Mercoledì persi la rocca

Il giovedi la ritrovai

Il venerdì l’incanocchiai

Il sabato mi pettinai un po’ la testa

Dovevo lavorar Domenica ch’era festa.

La canapa si rincuoce in bucato a luna buona. (luna crescente)

Incannare Mettere il cotone sulle cannelle ora sui rocchetti.

Si dice tela mal rammendata se ci son dentro capitoni. Se si tratta di seta, cascami, bozzoloni.

[Zeichnung mit Beschriftung oben: far la cocca al fuso, unten: punta]

Porretta (Firenze)

La stanzetta della rocca

Laccio (al pensir-famei bellunese per allacciarla rocca sul laccietto petto)

Alla Pergamena o cartoccio si dice la carta la quale serve a reggere le manelle della stoppa.

Per fare lenzuola, si filano i ramedelli della canapa lunga. Le vecchie più brave invece di dare il prillo con l’indice e il pollice, lo danno fra le due mani e così filano tutta la gugliata in una volta. Così danno un maggior abbrigo al fuso, perché seguiti più a prillare.

Incanocchiare. Arrotolare la lana al fondo. e per la stoppa s’infilano le manelle dentro alla carta.

(Dialetto di Forlì)

Fusarola Rotella o tondo che sta all’estremità del fuso.

La ciocla – quella sacola o asola (dialetti veneti) che si fa per fermare il filo sul fuso per poterlo meglio prillare

Pensir (forse da appendere?) – Quel laccetto che si ferma sul petto per appendere la rocca. Ciò che a Belluno chiamano famei o servitore.

Bergamena Pergamena –cartoccio della rocca.

Quando si stuzzica una persona, essa dice infuriata: Non mi far saltar la Bergamena!

Oltre al fianco, la rocca può essere appoggiata ad un apparecchio che si chiama Donzella [Zeichnung]

(Dialetto di Forlì)

Naspa – È costituita di un bastone alle cui due estremità sono fissati due bastoncini perpendicolari.

Incornaciè la roca vestire o fare la rocca.

Scornacie disfare la rocca

Legolo Manipolo di stoppa, specie di fiocco che [...]a un nodo alla cima (meglio la misura che serve a riempire la rocca.

Canapole – rifiuti de canape

In Lombardia il fuso è più grosso di quello usato in Firenze e porta ad una delle estremità un imbuttino (una pirietta si direbbe in veneto) che è detto cuccarola che serve per attaccare il filo.

[Zeichnung mit Beschriftung: fuso etrusco] a proposito di questo imbuttino o cuccarola questa figura è di un oggetto veduto al Museo Archeologico di Firenze. È di bronzo, ha come si vede un imbuto e dicono che sia un fuso etrusco. È nella sala I denominata Vetulonia a Pianterreno. – Vetrina a destra – vicino al balcone, terzo scaffale. – A poca distanza e sparse in vari scaffali, si trovano pure le cosidette fusarole (di rotelli) di svariatissime forme

[Zeichnungen mit Vermerk: viste di fianco]

[Zeichnungen mit Vermerk: viste dal di sopra

Fusarole etrusche


[1] Der vorliegende Brief wurde offensichtlich nicht direkt an Schuchardt adressiert, sondern an Antonio Ive (1851-1937), Romanist istrischer Herkunft und Kollege Schuchardts an der Universität Graz, der in intensivem Kontakt mit ihm stand (vgl. Dorn/Mücke/Schwägerl-Melchior 2015). Ive und Nardo Cibele kannten sich persönlich wie unter anderem aus der Korrespondenz Ives mit Schuchardt hervorgeht (vgl. Ives Brief an Schuchardt vom 6. April 1903 [Lfd. Nr. 19-04952 in der Edition Dorn/Mücke/Schwägerl-Melchior 2015]. Aus dem hier edierten Schreiben Nardo Cibeles an Ive lässt sich schließen, dass sich Ive allerdings zuvor in Schuchardts Auftrag mit der Bitte, Informationen und Material zu Spindeln und Spinnrocken zu sammeln, an die Venedische Gelehrte gewandt hatte. Dieser Umstand erklärt die Präsenz des Schreibens im Schuchardt-Nachlass. In der Korrespondenz mit Ive lassen sich keine Hinweise auf die postalische Übermittlung von Nardo Cibeles Schreiben ableiten. Eventuell hat Ive den Brief persönlich überbracht. Dass Ive in den ersten Monaten des Jahres 1902 im Auftrag Schuchardts nach Spindeln suchte, belegt sein Schreiben vom 28. März 1902 (Lfd. Nr. 11-04944 in Dorn/Mücke/Schwägerl-Melchior). Dem Brief sind zwei Anlagen beigefügt: ein Blatt mit Notizen zu Spindeln und Spinnrocken von der Hand Nardo Cibeles sowie eine an Angela Nardo Cibele gerichtete Postkarte des Belluneser Historikers Francesco Pellegrini (cf. Varanini 2015) vom 20. Januar 1899, die die Form von Spindeln in der Gegend um Belluno zum Gegenstand hat und offensichtlich eine Antwort auf eine Anfrage Cibeles ist. Ob diese Postkarte mit dem drei Jahre später an Ive gerichteten Brief in Schuchardts Besitz gelangte, wie es die Archivordnung im Schuchardt-Nachlass nahelegt, kann nicht mit Sicherheit gesagt werden.

[2] Dem Brief liegt im Schuchardt-Nachlass nur ein Blatt mit Informationen zu Spindeln und Spinnrocken bei (in der vorliegenden Edition Seiten 5-8). Unter Umständen ist der zweite von Nardo Cibele hier erwähnte foglietto ein auf dem gleichen Papier von Nardo Cibeles Hand verfasstes Schriftstück, das im Nachlass in der Sektion Werkmanuskripte 17.2.2.1 aufbewahrt wird. Für diese Zuordnung spricht einerseits die Rede Cibeles von zwei foglietti, andererseits der Hinweis darauf, dass sie selbst le notizie che ho potuto raccogliere su fuso e rocca darauf zusammengefasst habe. Dies schließt aus, dass mit dem zweiten foglietto die Postkarte von Francesco Pellegrini (siehe Anm. 1) gemeint ist. Aus den genannten Gründen wird in der vorliegenden Edition das doppelseitige Dokument von Nardo Cibeles Hand aus der Sektion Werkmanuskripte 17.2.2.1 als Teil der Briefanlage mit ediert (Seiten 9-13) während die Postkarte Pellegrinis an Nardo Cibele separat ediert wird.

[3] Photographien von Spinnrocken, die von Nardo Cibele stammen, sind im Schuchardt-Nachlass (Werkmanuskripte 17.8.2.1) konserviert. "Il mio Nardo " ist vielleicht ihr Sohn, von dem sie auf S. 6 anführt, er habe Photographien für sie gefertigt.

[4] Zeichnungen von Nardo Cibele finden sich im Nachlass Schuchardts (Werkmanuskripte 17.8.2.2).

[5] Anita Cibele war die Tochter von Angela Nardo Cibele, die als Dichterin in Erscheinung trat. Sie publizierte z.B das Gedicht "Il fiume morto" im Ateneo Veneto: revista di scienze, lettere ed arti. 1898, vol. 2, 78-80.

[6] Siehe Anmerkung 3.

[7] Vom 1. bis 9. April 1903 fand in Rom der "Congresso internazionale di scienze storiche" statt, dessen Akten Ive als angemeldeten Teilnehmer auf ([o. A.] 1907a: 47).

[8] Per notizie sulla pesca lagunare dovrebbe essere loro utile la corrispondenza col Sig. Arturo Bellini di Comaccio che ha fatto una importante pubblicazione sul Lavoriero da Pesca. Nel caso Ella non conoscesse tal signore, Le scriva pure in mio nome.9

[9] Ein Teil dieses Nachtrags befindet sich auf S. 4, ein Teil auf S. 3 des Briefs, jeweils am Seitenanfang umgekehrt geschrieben. Der Titel Bellini, Arturo. 1899. Il lavoriero da pesca nella laguna di Comacchio. Venezia: Tip. F. Visentini, scheint nicht in Schuchardts Besitz gewesen zu sein.

[10] Es konnte nicht eruiert werden, um welche Spindel aus Elfenbein es sich hier handelt.

[11] Siehe Anmerkung 3.

[12] Die nächsten 3 Seiten werden im Nachlass nicht beim Brief, sondern in Sektion 17.2.2.1 der Werkmanuskripte aufbewahrt. Vgl. Anm. 2.