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Brief (01-00942)

[ca. 1911][1]

 

Egregio signor Professore,

Premetto anzitutto mille scuse se, non conoscendoLa che di fama per aver udito dal mio maestro Meyer-Lübke più volte decantare la Sua genialità e per aver seguito fedelmente le Sue dotte indagini etimologiche, mi prendo oggi la libertà d’indirizzarLe un mio scritto.

Da quattr’anni frequento l’Univ. di Vienna, interessandomi sempre più per la filologia romanza. Da quasi due anni sto lavorando sui nomi dialettali di piante nell’alta Italia e la raccolta ha già raggiunto il bel numero di 15.000 nomi.[2] Prima di pubblicarla, sarebbe mio desiderio d’udire la sua dotta opinione su alcune questioni etimologiche in essa discusse o proposte. Lessi sempre diligentemente le Sue frequenti e geniali pertrattazioni di nomi di piante e l’erudizione delle Sue note e la dovizia di materiale, con cui Ella sempre procedette, vorrei potesse servirmi d’esempio prezioso. Ella potrà cortesemente in seguito dirmi se almeno in parte seppi realizzare questo mio desiderio.

Inchiudo in questa mia le schede del Celtis australis, Sorbus aucuparia, Viburnum lantana e Cratae- ǀ2ǀ gus azarolus, pregandoLa di avere la cortesia di rinviarmele, dopo averle esaminate, e di esprimermi gentilmente il Suo parere sulle etimologie da me proposte.

Celtis australis[3] per perlęr, perlár ecc. vorrei sapere se Ella è d’accordo colla mia dichiarizione discussa per il nome del Crat. Azarolus[4] „Amperlar“ e se Ella esclude ogni relazione fra i due termini. vermílie è il termine più diffuso nella valle di Nou e in parte della valle di Sole, se è pure un derivato di olmo con qual’altra voce sarà contaminato?

Sorbus aucuparia.[5] Per il terzo gruppo molézene ecc. penserei forse d’unirli a marúžen, marœžen del bresciano, a malíğen malüsen del bergam. che dovrebbero essere dei derivati da malu-, melu- per via del suff. che è in lentaggine, citraggine, meluggine, peruggine (cfr. Schuchardt XXXV 389), se non mi presentasse difficoltà il suono del –z– invece di –ž–; anche in molęrṣen non molęržen.

Viburnum lantana[6] Ettmayer, non so più dove, aveva proposto come base di merda-gatta un *myrtha baccata, rifatto e deformato dal popolo, che non ne comprendeva il significato. Può esser probabile? cf. grata-cul con crataegus, lažarón ǀ3ǀ con azarolus, *filictum che in relazione coll’uso che si faceva della felce divenne farlęt ecc.

zimǫgna[7], e pagǫgna[8] mi sono del tutto oscuri e al mio occhio inesperto sembrano ribelli a qualunque spiegazione. cima alnea per il primo, e *pavonia per il secondo sarebbero le corrispondenti fonetiche esatissime, ma non v’è modo di pensarvi nemmeno per un istante.

mọlinára e molináre (frutto)[9] credo possa stare in relazione ideologica con ,molino‘. E precisamente in questo senso: nella nomenclatura botanica popolare troviamo molti esempi di aggettivi, che si riconnettono con „molino“, con „farina“ o con „cenere“ e servono ad alludere al colore bianchiccio, grigio-cinereo delle foglie o del frutto di alcune piante, cfr. trent. móre da la cẹndro, móre çendraröle, mọre enfarináde frc. moure cendrouse a cui Roll. (V 189)[10] aggiunge: „cette espèce de mûre est revêtue d’une pellicule couleur de cendre“; pure per il Rubus caesius abbiamo il friul. more mulinarie, che dovrebbe ritrarre la stessa proprietà e verrebbe perciò a spiegare anche il molinare ecc del Trentino per il Viburnum lantana, dove l’aggettivo non sarà però da riferirsi al frutto, ma alle foglie, che nella pagina inferiore sembrano proprio coperte di farina. Sarà così da spiegarsi anche múgne, mognigne (mọñíñe) ecc? cfr. it. mulino e mugnaio.

ǀ4ǀ Mi permetto da ultimo ancora domandarLe un consiglio su d’un’etimologia, che m’affaticò a lungo il cervello. Sarrebbe quella di: bẹžúğe, bẹžú, mẹžúğe, mẹžúje a Tesero, Predazzo, Moena per il frutto del Berberis vulgaris (Sauerdorn) Potrebbe la prima parte della parola contenere un bezi- di bezie (=,Beere‘ cfr. M.L. Wb 1071) ed ammettere che le forme con m- iniziale siano secondarie (cfr. bedọl e medọl nel bellun. alla Betula alba, bacela  e macola in M.L. Wb. 873 ecc)? In tal caso resterebbe a spiegarsi la seconda parte della parola, che ben difficilmente sarà un suff., ma piuttosto la desinenza di qualche altra voce, come spesso avviene ne‘ nomi di pianta.

Nutro grandi speranze ch’Ella saprà portarmi un valido aiuto e dare luce a tante questioni, ch’io tentai molte volte e con ogni mezzo di risolvere invano.

Rinnovo le mie scuse per la libertà che mi presi e sperando di poter in qualche occasione rendermi utile almeno col mio contributo lessicografico alle sue indagini, esprimo la mia vivissima stima

devotssimo Vittorio Bertoldi

Vienna I Università



[1] Der Brief ist nicht datiert; Bertoldi muss aber schon intensiv an seiner Dissertation gearbeitet haben, die 1912 verteidigt und approbiert wurde. Da er davon spricht, seit vier Jahren in Wien zu studieren, liefert dies als Abfassungsdatum ca. 1911.

[2] Es handelt sich um die nicht veröffentlichte Dissertation Die trientinischen Pflanzennamen; weder die ÖNB Wien noch irgendeine andere öffentliche Bibliothek weist ein Belegexemplar nach.

[3] Europäischer Zürgelbaum; auch: Bohnenbaum, Nesselbaum, Zirgelbaum, Zirkelbaum und Zürgelbaum (bereits 1597 erwähnt).

[4] Crataegus azarolus, Welsche Mispel oder Azarol-Apfel.

[5] Vogelbeere.

[6] Wolliger Schneeball; vgl. Bertoldi, „Dai ,lenta viburna‘ di Virgilio al ,viburnum lantana‘ di oggi“, Archivum romanicum 15, 1931, 13.

[7] Zimogna, zamogna, venet. für „Schneeball“.

[8] Schneeball.

[9] Rebensorte.

[10] Eugène Rolland, Flore populaire ou histoire naturelle des plantes dans leurs rapports avec la linguistique et le folklore, Paris 1896-1914, 11 Bde.