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Brief (02-00540)

Strasburgo, 25. II. 04.

 

Chiar. e carissimo Signor Professore,

 

mille grazie della Sua cartolina tanto benevola e lusinghiera.

L'ho letta e riletta con molto contento e Gliene sono vivamente grato. La frase "mir Altem (!) die roman. Phonetik" ecc. non la intendo, ma non s'incomodi a spiegarmela!

La citazione che domanda è Das Dalmatische*, che mi stampa, purtroppo, La imperial Accademia balcanina.[1]

*Il sottotitolo sarà forse: Versuch einer Gesammtdarstellung des Vegliotischen u. der übrigen Resten aus d. Alt-roman. Dalm. Finora sono stampati 17 fogli del II Vol. /2/

A proposito del Balcan, permetta che Le parli di un mio tentativo sull'etimo di stopanь[2]. Malgrado varie difficoltà, che tento eliminare, mi pare si tratti di un parallelo a Carolus:Kralj, Caesar:Kaiser, cioé Stephanus. So bene che l'assimil. dell'e al p non bastarebbe, ma ricorrerei a una forma Staphanus, che forse si nasconde in certo Stavagnaga della toponomastica d'Istria. Con Suo comodo vorebbe communicarmi se esiste qualche forma con sta- nei dialetti o nell'onomastica del Balcan /3/

Di tante altre cose vorrei domandarLe se non temessi d'importunarLa. Quanto mi duole – e me ne dorrà per tutta la vita – di non averLa "intervistato" a lungo, nelle occasioni fuggevoli che ebbi l'onore e il piacere (tanto ambiti, da me più che da nessun altro) di avvicinarLa.

Gli è che Ella, come mi parve, troncava corto, perché pensava che io Le toccassi certo tasto di ... grammatica dalmatica o meglio di materiali veglioti!

Io Le fo sacrosanta promessa di non toccarLe quel tasto, quando cercherò e troverò (è la stessa cosa com'Ella dimostra!)[3] l'occasione di vederLa e di parlarLe a lungo. /4/

ParlandoLe di quel cotale argomento, non finirei più. Ma ... Gliene scrivo ora e Lei giudicherà se fo male a scriverGliene o se invece fo bene a confessarLe francamente il risentimento che non posso nasconderLe. Ella ha letto ultimamente nell'Archivio del Pitrè[4] (XX e XXI) stampate più volte queste parole: l'antico dial. veglioto "da noi scoperto".[5] Questo non importa e non importa neppure che si trombi maiuscolamente il da Noi Scoperto da quella Cattedra di Graz; ma un Collega di Pisino che sentì coteste lezioni mi aggiunse poi, che il Cattedratico continua (per infiorare il da Noi discoverto) colle solite insinuazioni contro l'immodestia e il balcanismo del sottoscritto.[6] Io non sono, non voglio essere un nazionalista ma non sono neppure e mai vorrei essere un protetto di Ministri e d’Arciduchi che conferiscono cattedre. Questo per il balcanismo. Quanto all'immodestia io, naturalmente, non mi son mai sognato di scoprire ciò che fu trovato già dal Biondelli[7] e dall'Ascoli,[8] dal Budmani[9] e dallo Schuchardt ecc. ecc. (v. Rivista dalm. II). Cfr. invece p.e. lo "studio" ladino-veneto ("con sovvenzione dell'imperiale" ecc.) che un critico, nell'Annuario del Vollmöller, trova ornato di modestia e di altri molti pregi.[10] Questa gentilezza di compare noi Italiani chiamiamo con voci, notoriamente tutte italiane; camorra e mafia!!

Mi fulmini, ma io dico sempre ciò che penso.

Mi scriva pure: Lei si perde coi pettegolezzi: Ebbene sì, Ella ha ragione: son pettegolezzi ... quelle lezioni cattedratiche. Può star contento quel cattedratico che il Vidossici,[11] io o altri non abbiamo pubblicato (per non nuocere alle finanze della sua famiglia, impedendo quella nomina) la recensione dello "studio", superfluo (anzi dannoso) anche come raccolta di materiali. – Suo affmo scolaro devotissimo (ma ribelle franco)  M. G. Bartoli



[1] I due volumi di Das Dalmatische. Altromanische Sprachreste von Veglia bis Ragusa und ihre Stellung in der Apennino-balkanischen Romania furono stampati nel 1906 da Hölder a Vienna e fanno parte degli Schriften der Balkankommission.

[2] Probabilmente Bartoli si riferisce qui al prestito già tematizzato da Miklosich nel suo “Die Fremdwörter in den slavischen Sprachen” (Miklosich 1867), s.v. stopaninь ‘Herr, Gemahl, Eigentümer’.

[3] Bartoli accenna qui al dibattito sull’etimologia di trovare cf. Schuchardt 1899, (n°335), 1903 (n°440) Schuchardt 1904 (n°460).

[4] Giuseppe Pitrè (1841-1916), etnografo siciliano e editore dell’Archivio per lo studio delle tradizioni popolari.

[5] Ive pubblicò nel suddetto Archivio, fra gli altri, il seguente contributo: “Canti popolari in veglioto odierno” (XXI, 111-128) . Nei numeri dell’Archivio che è stato possibile consultare finora, la citazione riportata da Bartoli non è stata riscontrata.

[6] Bartoli allude qui alla controversia infiammata tra lui e Antonio Ive, professore d’italiano a Graz e protégé di Schuchardt. Cf. la lettera 01-00539 e le relative note.

[7] Bernardino Biondelli (1804-1886), dialettologo italiano.

[8] G.I. Ascoli, linguista italiano di spicco e fondatore dell’Archivio glottologico italiano. Cf. la corrispondenza con Schuchardt edita da Lichem/Würdinger (2013).

[9] Pietro Budmani (1835-1914), filologo serbo.

[10] Karl Vollmöller fu editore del Kritischer Jahresbericht über die Fortschritte der Romanischen Philologie. Nel volume VI/I del Jahresbericht Gottfried Hartmann si esprime nel modo seguente sull’opera dell’Ive: “Eine hervorragende Studie führt uns in die ladino-venetischen Dialekte Istriens, wo wieder ein Eingeborner, Antonio Ive vom Dialekte Rovignos ausgehend, den Appunti fonetici, morfologici, sintattici e lessicali dieser Mundart weitere Appunti über die Nachbarorte Pirano, Valle, Dignano, Gallesano, Fasana, Pola und Sissano und endlich einen Saggio di trascrizione di testi vivi in den genannten Mundarten folgen lässt. Die gründliche, lichtvolle Untersuchung dieses östlichen Ausläufers des rätoromanischen Sprachgebietes würde vielleicht noch gewonnen haben, wenn der Verfasser seine Appunti, wie er sie allzubescheiden nennt, weniger nach geographischen, als nach sprachlichen Gesichtspunkten gruppiert und so die verwandten Erscheinungen einander näher gebracht hätte (Hartmann 1905 [1903]: 171) .

[11] Giuseppe Vidossi (anche: Vidossich) (1878-1969), linguista italiano, partecipò a grandi progetti di ricerca come l’ALI e divenne più tardi condirettore dell’AGI. Vidossi era in contatto epistolare con Schuchardt, il carteggio non è ancora edito.