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Postkarte (04-00948)

Fbg. (S.) lì 22.XI.21

 

Illustre Maestro,

Molto La ringrazio per il Suo invio[1], di cui Le sono gratissimo. Sono alle prese con l’asturiano di Luarca ṭṣabiégo = aratro, in cui non riesco a veder chiaro. Poichè mi si presenta l’occasione di scriverLe, mi permetto di chiederLe se Ella ha avuto occasione di esaminare questa voce o qualche voce affine. In asturiano il ṭṣ risponde a l (p. es. ṭṣimiago lumaca) cl, pl, fl e anche all’ar. sch. Mi viene alla mente schabbak (ar.), ma vedo che il Meyer-Lübke dà per schabbak il solo senso di „Schiff“ (REW. 7668). Come si spiega allora I2I che possa aver designato l’áratro? Ma forse l’etimo sarà diverso.

Mi prendo la libertà di sottoporre al Suo sapere questa questione, che mi imbarazza, mentre colgo l’occasione per manifestarLe, illustre e venerato professore, i miei ossequi profondi.

Il suo dmo GBertoni

Le manderò fra poco un mio opuscolo sulla „Legge fonetica“.[2]



[1] Vermutlich „Problemas etimológicos“, Revista de filología española 8, 1921, 400-403.

[2] Erschienen in Archivum romanicum 4, 1920, 486-489.