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Postkarte (01-00945)

Fbg. 2.VI.1910.

Illustre Signor Prof. e maestro,

grazie vivissime della sua memoria su spagn. ladilla etc.1 Quanto alla „Küchenschabe“, detta panarón a Piacenza, il vocabolo non va molto oltre Piacenza, credo che si arresti fra Piacenza e Parma; a Reggio, Modena e Bologna si dice bgón (beg = baco). Al di là di Piacenza, comincia il piem. boja panadera molto diffusa. Ne deve aver discorso il Nigra.2

Quanto ad emil. trafür, non posso dirLe nulla d’interessante, in risposta ad una sua cartolina d’un mese fà. Ho udita realmente la voce nelle campagne modenesi e credo che si adoperi sopra tutto per i cani adoperati per il tartufo, detto in emil. trífola. Chissà che nell’f di trafür non ci si senta un poco P‘3 f di trifola?1

I dial. centro-medionali hanno un altro caso di f per b latino da me trascurato purtroppo: tọfa = tuba.

Suo dmo [=devotissimo] G. Bertoni

1 Il Merlo4, che è d’idee molto salvioniane, mi scrive: „Non ti posso concedere trovare = turbare. Pensa al provenzale. È impossibile che trufolare vada con turbare; un truf- è ben diffuso e risale a chi sa quale età“ (26.IV.1910)


[1]Span. ladilla; sard. gintilla; surzaga“, ZrP 34, 1910, 331-342.

[2] Gemeint ist wohl Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Torino 1888, aber darin finden sich nur Belege für boja bruco = bacherosio.

[3] Bedeutung unklar (Abk. für einen P-Laut?).

[4] Clemente Merlo (1879-1960), Schüler von Carlo Salvioni (1858-1920) in Pavia, lehrte seit 1908 in Pavia und war ein namhafter Dialektologe.