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Brief (06-07711)

Roma 22. Dicembre 1904

Illustre Signore:

Da una recente lettera dell’Amico Prof. Ive, rilevo con mio grande dispiacere che deve essere andata smarrita una mia lettera e forse in causa della sua assenza da Graz pel Suo onorifico viaggio di Vienna. Ne sono proprio dolente, perché in essa pregava il Prof.re di riferirLe tante cosette intorno alla mia buona intenzione di ricercare le nominazioni degli aspi romani.[1]

Tranquilla nella sollecitudine del nostro Cortese amico che ǀ2ǀ tutto Le avrebbe detto, io ho mancato persino di rispondere alla pregiata Sua lettera, della quale mi sentii tanto immeritamente onorata! Ora, devo pregarLa di perdonare anche a questa apparente negligenza. Quella lettera dell’Ive che mi esprimeva i suoi primi desideri, mi giunse a Roma mentre aveva girato per Belluno e Venezia (nostre villeggiature autunnali) a Roma dove non ho potuto occuparmi nè degli aspi (veneto naspi) né dei calzari contadineschi (zoccoli, sgolmere, gopei zocolet (tho)[2] (bellunesi) ne degli alari o cavioni di Venezia. Rel[ativament]e agli alari, raccontava all’Ive di un esemplare che fu venduto da un Pisani ad un antiquario che avendolo pagato cinque milla lire ne guadagnò vendendolo all’estero cinquantamille. A Venezia dagli ǀ3ǀ antiquari ce ne devono essere di varie forme semplici ed artistici e ricordo di averne veduto uno bellino a S. Maurizio finito sul dinnanzi a una chimera di ottone. Il fatto di quella vendita fece tanto chiasso a Venezia che certamente ha richiamato l’attenzione degli studiosi sullo studio degli alari e perciò io consigliava Lei, a mezzo dell’Ive, di volerne scrivere al Prof. Urbani de Gheltof[3] che in un bollettino che stampava potrebbe aversene occupato, come si occupò delle vere dei poggi veneziani e di molte specialità veneziane.

Da qualche giorno ho girato per Roma, in cerca di un aspo ma inutilmente. Tutti indove delle mie domande e mi dicono che bisogna andare sui monti a far di tali ricerche. Io però non mi accontento ǀ4ǀ finché non potrò trovare e mandarLe un naspo sia pure della campagna. I corli (tudoli) sono anche qui eguali ai nostri che rispondono a questa figura della sua lettera e che Lei stesso dice trovarsi dapertutto. Essi naturalmente si aprono e si chiudono mentre i corli viennesi di cui Le mando figura[4] sono rel[ativament]e fissi e s’invitano tutte e due pel tavolo. Ma sono eleganti, per signore e non credo nell’uso popolare, nemmeno a quei tempi.

Egregio Professore, Le confesso purtroppo la mia ignoranza dei particolari. Le accludo alcune note e figure raccolte di una vecchia Signora romagnola (Forli) e gliele rimetto.[5] Purtroppo non posso mandarle copia del mio opuscolo sul filare (bellunese)[6] perché non ne ho, ma io devo avergliene certo mandata copia e così all’amico Prof. Ive. Lo inviti a farne ricerca fra i suoi libri.[7] Appena passate le feste mi recherò in Campo dei Fiori, in cerca di qualche venditore girovago di naspi! E creda tali ricerche mi divertono assai.

Le ripeto che assai volentieri, sono sempre ai suoi ordini!

Mi resta sempre la speranza di poter fare a Roma, Illustre Signore, la Sua personale conoscenza e me ne terrò assai onorata.

Si abbia gli auguri Natalizi dalla mia famiglia e miei e mi creda con ossequio

Devot. ma

Angela Nardo Cibele



[1] Offenbar ging ein Brief Nardo Cibeles an Ive verloren und die darin enthaltene Information für Schuchardt wurde nicht weitergegeben.

[2] Interlinear über dem Anfang des Wortes zocolet.

[3] Vermutlich Giuseppe Marino Urbani de Gheltof (1856-1907), venezianischer Gelehrter, der unter anderem einige Studien zum venezianischen Kunsthandwerk verfasste (vgl. http://biblioteche.comune.trieste.it/Record.htm?Record=19324256157911424389&idlist=1). Im Schuchardt-Nachlass liegt keine Korrespondenz mit der genannten Person vor.

[4] Bisher konnte nicht geklärt werden, welche Skizze bzw. welches Modell Nardo Cibele hier meint.

[5] In der Sektion Werkmanuskripte 17.2.2.1 liegt ein loses Blatt mit Notizen zu Haspeln und Spindeln in der „Romagna“, was vermutlich zumindest ein Teil der hier erwähnten Briefbeilage war.

[6] Gemeint ist vermutlich Nardo Cibeles bereits 1890 erschienene Publikation La filata o la coltivazione del canape nel bellunese: voci, usi pregiudizi e storielle.

[7] Der Nachlass von Antonio Ive befindet sich im Museo Civico von Rovinj (HR). Es konnte für diese Edition nicht geprüft werden, ob Nardo Cibeles Publikation sich darin befindet.