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Brief (05-07710)

Roma 9. Giugno 1904

Illustre Signore,

Sono felice ch’Ella mi abbia fatto l’onore d’indirizzarmi la Sua lettera, scritta in buon italiano e che io terrò come prezioso autografo.

Scrissi subito ai miei amici bellunesi per la ricerca del fuso che Le interessa, ma questi mi dissero non esservi in quei loro paesi fusi come il modello fatto da Lei con uncino e rotella. Sono invece semplicissimi, larghetti di pancia e fini alle due estremità.

Dio sa in che remoto [Zeichnung] angolo dell’Alpe esiste il fuso che Ella ha veduto presso quel Signore!

Mi pare di averLe scritto una volta che io vidi al Museo di Firenze un antichissimo fuso in metallo con rotella, pure in metallo; ed altrove, rotelle fatte a Gubbio e Faenza di quella terra con cui sono formati i piatti meravigliosi.1

Io ricorderò questo autunno il Suo desiderio, ritornando per tre mesi nel veneto.

Magari potessi arrivare fino alle Alpi bellunesi!

Non potendolo io, incaricherò qualche buon amico di tale ricerca.2 Il buon amico Prof. Ive, della cui salute non sono contenta, è ritornato da una sua escursione filologica, febbricitante e temo si abbia preso la malaria.3

Spero domani parlare di Lei con lui a cui, quando parte, io consegnerò per Lei una caratteristica rocca fiorentina che trovai da un antiquario, insieme ad alcuni altri pezzi di arcolajo.4 Eguali ricerche farò pure a Roma.5 Quanto sarei stata lieta s’Ella avesse potuto recarsi a Roma in questo tempo, in cui rimane anche l’amico Ive! Ieri vidi il Suo riverito nome insieme a quello dell’Ascoli nella Tribuna a proposito del Premio dei Lincei conferito anche a merito del Suo autorevole giudizio, al bravo Prof. Trombetti, nuova gloria italiana!6

Sempre lieta, ove io possa
di rispondere ai Suoi
desideri, mi creda, Illustre
Signore, con riverenza
sua
Dev. Angela Nardo Cibele.


[1] Eventuell bezieht sich Nardo Cibele hier auf den Brief 01-07706, S. 11.

[2] In der im Österreichischen Museum für Volkskunde aufbewahrten Schuchardt-Sammlung liegt eine >Spindel vor, die vermutlich von der Hand Nardo Cibeles beschriftet wurde (ÖMV/63.406) und eventuell aus Claut im benachbarten Friaul stammt. Vielleicht ist diese Spindel durch die hier erwähnten Bestrebungen Nardo Cibeles in Schuchardts Besitz gekommen.

[3] Antonio Ive war im Frühjahr 1904 zu Forschungsreisen im Lazio unterwegs (Vgl. Brief 24-04957 vom 27. April 1904). Die Malaria war Anfang des 20. Jahrhunderts in Italien noch sehr verbreitet.

[4] In der im Österreichischen Museum für Volkskunde aufbewahrten Schuchardt Sammlung werden verschiedene Spindeln aufbewahrt, die vermutlich durch Angela Nardo Cibele in Schuchardts Besitz gelangt sind. Es handelt sich um die Spindeln mit den Inventarnummern ÖMV/63.399, ÖMV/63.400 und ÖMV/63.438. Ob sich unter den Spinnrocken der Schuchardt’schen Sammlung auch die "tipica rocca fiorentina" befindet, die Nardo Cibele Schuchardt hier verspricht, konnte in Ermangelung von Hinweisen an bzw. auf den Objekten nicht festgestellt werden.

[5] Dieses Versprechen sollte Nardo Cibele einlösen: in ihrem Brief vom 10.01.1905 (07712) kündigte sie an, " una gita al Campo dei fiori, in cerca di un uomo che vende oggetti in legno e viene dalla Sabina" machen zu wollen und es ist nicht auszuschließen, dass die Spindeln ÖMV/63.397 und ÖMV/63.437 als Ergebnis dieses Ausflugs ihren Weg in die Schuchardt Sammlung fanden.

[6] Alfredo Trombetti (1866-1929), italienischer Sprachwissenschaftler, der in engem Kontakt mit Schuchardt stand (Edition der Briefe durch Bernhard Hurch in Vorbereitung), wurde 1904 der Premio Reale der Accademia dei Lincei verliehen.