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Brief (12-04945)

Rovigno 26/IX 902.

Illustrissimo Signor Consiglier Aulico!

Mille grazie della squisita Sua gentilezza e della buona memoria che Le piace tenere ancora di me.

Le notizie ch'Ella m'ha voluto dare circa l'esito dell'esposizione di Vienna le aveva potute intravvedere da quanto me ne narrò a Trieste il sigr Valle.[1] Ella non fece che confermarmele de visu.

E, a proposito di pesca, per quanto m'ha scritto non ho tralasciato d'informarmi subito e da più parti. I pescatori a' quali mi rivolsi furono concordi nell'affermare o confermare quanto Le comunicò O. Hermann.[2] Anzi, per citarLe qui Le parole testuali, |2| mi soggiunsero che solo nelle {le-/ ne- /ñe-}[3] govizze il sóvero è il primo ad esser tirato che il piombo, sulle altri reti tratte" tutte il piombo è il primo a venir tirato a terra."[4] Un tanto per Sua norma.

Qui s'ha da 3 mesi un cielo sempre azzurro senza ombra di nube; ma anche per la stagione in cui siamo, abbastanza tollerabile, la sera sin fresco. Colla mia salute […][5] dapprima assai poco bene: mi buscai una forte infreddatura a Trieste, che, giunto qui, degenerò in una specie di dissenteria molesta anzi che no. Ora vo stando un pochino meglio: ma devo vivere assai in dieta, e non gustar frutta di sorta. Fo conto di restar qui ancora 8 o 10 giorni! |3| Ai primi d'ottobre penso lasciar Rovigno per passare qualche giorno a Trieste ed a Venezia, quindi ritornar verso la metà circa a Graz. Del resto, il lavoro della correzione delle bozze non mi lascia neppur qui in pace ed io devo lavorare di buzzo buono anche essendo in vacanze. Quanto all'altra sua questione, Le darò a voce più dettagliate notizie. Per ora sappia che i pescatori nostri nel tirar la tratta si cingono di una corda o fascia a' capi della quale è legato una stanghetta ricurva all'estremità con intagli e munita [di] una cordicina semplice (senza […][6] nodo) che avvolgono a nodo scorsojo alla corda della tratta e che tengon, colle mani ferma a quella, perché non iscivoli: cangiandola di posto di tratto in tratto. Questo istrumento qui lo chiamano Kruóko […][7] |4| Di là il proverbio: Ki nun téira paga téira Kruóko! C'è proprio una specie di cintura col legno ricurvo sul davanti che mettono sulla pancia! Forse mi verrà fatto di procurargliene un esemplare e di portarglielo costì.[8] Mi conservi la sua benevolenza e mi resta sempre con i sensi della più alta stima

Suo obbligatmo

A Ive

[Zeichnung eines Crocco]



[1] Antonio Valle (-1927), Zoologe, der ebenfalls in Briefkontakt mit Schuchardt stand (vgl. Melchior 2015). Vom 06. bis 21. September 1902 fand in Wien eine internationale Fischereiausstellung statt, die Schuchardt zum Anlass für eine Arbeit nahm, in der er viele methodologisch wichtige Punkte für Ethnographie und Sprachwissenschaft ansprach (Schuchardt 1903 [= HSA 454]).

[2] Ottó Herman (1835-1914) war ein ungarischer Naturforscher und Ethnologe, der in intensivem Briefkontakt mit Schuchardt stand (Bibl. Nr. 04615-04665 aus den Jahren 1897-1910 im Nachlass Schuchardts, 77 Briefe Schuchardts an Herman werden im Archiv der Ungarischen Akademie der Wissenschaften aufbewahrt). Es konnte bisher nicht eruiert werden, auf welche Stelle in der Korrespondenz mit Herman sich Ive hier bezieht.

[3] Die Formen in den geschweiften Klammern stehen im Brief übereinander.

[4] Es ist nicht klar erkennbar, an welcher Stelle das Zitat beginnt.

[5] Nicht lesbar.

[6] Nicht lesbar.

[7] Nicht lesbar.

[8] In der Schuchardt'schen Objektsammlung im Österreichischen Museum für Volkskunde liegt ein "Crocco di Rovigno" vor, der vermutlich durch Ive zu Schuchardt gelangte (ÖMV/63.543).