Senden hat offenbar funktioniert, aber es wird noch ein Bestätigungsmail verschickt, sobald die Änderungen angekommen sind.
Es hat etwas nicht funktioniert. Bitte den Inhalt in Word (o.Ä.) kopieren und per Mail schicken.

Brief (2-02280)

Innsbruck. 17/11 76.

Pregiatissimo Sigr. Professore.

Mille grazie del gentile Suo scritto a cui mi piace rispondere tosto e con quella franchezza che è da me.

Co' miei lavori io non pretesi mai a novità, nè ho mai pensato di poter scrivere cose pe' dotti (specie Tedeschi), e solo ho cercato di riuscire in qualche maniera utile alla gioventù studiosa italiana compilando alcuni libri, che contenessero una qualche notizia anche de' nuovi studî linguistici, e potesserro così appianare alla medesima la via allo studio più profondo delle opere originali, che non manco di citare in gran numero per divulgarne anche tra i non dotti la conoscenza, massime in Italia.

|2| E in Italia trovarono di fatto i miei libri buona accoglienza ad onta che vi sieno in essi non poche mende e lacuna, ch' io ora vedo e conosco più di ogni altro.

Colla mia Fonologia poi in particolare, come noto nella Prefazione, io volli restringere in poche pagine le leggi fonetiche date dal Diez, cercando di ampliarle un po', dove per la nostra lingua fossero state toccate troppo alla sfuggità.

L' ordine scientifico, ch' Ella desidera, non ci sarà nel mio libro, ma ciò non toglie, che un giovine studioso o maestro (massime se ignora il tedesco) studiando la detta Fonologia non possa |3| trarne grandissimo vantaggio.

E a questo vantaggio appunto io mirava, quando stava compilando il libro, e ne ebbi incoraggiamenti da un Ascoli, da un Caix, da un Mussafia e da altri.

Ne parlarono parecchi giornali italiani; da un Toscano fui anche reso attento in riguardo agli errori di pronuncia in cui incorsi, ma pure in generale fu trovato il libro utilissimo, e (cosa strana!) ne lodavano specialmente l'ordine e la chiarezza.

Quand' ecco che, 14 mesi dopo che era comparso alla luce il libro, si vide comparire anche la di Lei critica nel Centralblatt! Ella non trova nel mio libro che disordine, confusione, un guazzabuglio; |4| mi accusa a torto di non aver consultato l' Ascoli, pretende che per pronuncia del c e del g mi occupi delle variazioni proprie de' dialetti, il che non poteva essere mio intendimento, e poi conchiude, bruscamente dichiarando che il libro ha fallito intieramente lo scopo. Tutto male, niente di bene! Pare a Lei, ill.mo sigr. Professore, che un tale linguaggio sia proprio di una critica spassionata e disinteressata, che cerca il vero solo per amore del vero? Non mirava Ella piuttosto col suo sanguinoso articolo ad annientare la riputazione di un pubblico maestro dinanzi a' suoi colleghi ed a' suoi scolari?

Il dolore che io ne provai fu immenso e congiunto allora a quello che mi venne dalla perdita d'una bambina |5| mi diventò quasi insopportabile!

Io ho sempre rispettata una critita delicata ed onesta, una critica saggiamente rigida e saggiamente indulgente, ma il suo modo di giudicare delle opere altrui è spietato.

Infallibile al mondo non è nessuno, ed una parola di conforto per chi ha lavorato indefessamente e in buona fede ci deve sempre essere.

Se Ella credeva che io aspirassi al posto di Graz, s'ingannava. Io ne avea già da lungo abbandonato il pensiero, e non avrei dopo la morte della mia bambina più abbandonato Innsbruck; voglio vivere e morire qui, dove mi trovo assai bene sotto ogni aspetto.

|6| Io non so conservare nè astî nè odî; nel leggere la Sua nomina mi sono rallegrato di tutto cuore, e desidero che nessuno possa a Lei cagionare quel dolore, ch'Ella ha cagionato a me, e il quale sarà forse la causa, per cui io mi guarderò in seguito dal pubblicare cose, che non sieno prettamente ad uso esclusivo delle scuole.

Suo devotissimo servitore

Fortunato Demattio