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Brief (51-3738)

Venerato Maestro,

accanto all’immagine dell’Ascoli[1] ho posto, nel mio studietto, la Sua.[2] Grazie, Professore, grazie! E grazie infinite per parte della mia famiglia.

Mia moglie subito l’ha riconosciuta. Il Professore Schuchardt – ha detto appena è giunta la posta. Io, a dire il vero, la trovo molto mutata. Del resto, nelle mie facoltà intellettuali, da quando sono stato colto da emiparesi che mi fa trascinare a stenti metà della mia persona, sento che manchi qualcosa. Peccato che la cartolina su cui è la Sua cara immagi|2|ne, sia giunta un po’ sciupata!

Ed ora, la mia Signora, sempre memore e grata, vuole che Le mandi la fotografia dei nostri due maschietti, Paride e Ugo. Ed eccoli.[3] Ugo, a ricordo perenne della venuta della S. V. a Cetraro, porta il nome del venerato Maestro.[4] Paride ricorderà sempre che fu sulle Sue ginocchia. Noi si faceva il pane, quel pane. Quanti anni! Quante pene, per me. Ora io sono canuto….

E vorrei chiederLe un altro favore: vorrei poter conservare una copia del libro Suo in cui vennero riportati i miei scritti sul coregiato.[5]

Perdoni! Accolga le affezioni de’ miei e gli auguri dell’animo con ossequio Suo sempre De Giacomo



[1] Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907), glottologo italiano, cf. il carteggio tra Schuchardt e Ascoli in Lichem/Würdinger 2013.

[2] A causa della incerta datazione della presente lettera non è stato possibile stabilire con sicurezza quale ritratto Schuchardt inviò.

[3] Tale fotografia, come anche le altre fotografie menzionate nel carteggio, non è stata rinvenuta.

[4] Nel 1901 Schuchardt visitò De Giacomo a Cetraro, cf. nota 7 alla lettera 6-3696

[5] Il riferimento è a Schuchardt, Hugo. 1910. 'Sachwortgeschichtliches über den Dreschflegel'. In Zeitschrift für romanische Philologie 34: 257-294, ivi p. 287.