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Brief (31-3720)

Venerato Maestro,

Non ho sue nuove da molto tempo, ed ora La prego di compiacersi di darmi notizie della Sua preziosa salute. Io mi auguro che stia bene, che presto venga fuori qualche Suo lavoro.

Di me nulla Le dico. Ora mai ho sempre da raccontar sventure: ebbi la casa bruciata, poi mi si ammalò Ugo,1 poi una delle Trigemine…2

E mi permetto rivolgerLe una preghiera. Manca uno dei Commissari per i monumenti in questa provincia: è un posto che si dà senza concorsi e senza impegni dal Ministero della Pubblica Istruzione, e non viene in nessun modo rimunerato. Io lo accetterei per il titolo. Vorrei pregare il Professor Ive3 perché ne scrivesse al Commendator Sparagna4 Suo amico, ma non so se si trovi costà. Ne parlo a Lei, perché, se si ricorderà di me, ne potrà dire una parola al Suo amico.

Ho cominciato a formare un museo, o meglio una raccolta di oggetti antichi e odierni in uso nella plebe di Calabria. E raccolgo tutti i giorni cosettine curiose che sono quasi scomparse.5 Mi diverto così.

E la saluto insieme col Professore Ive e accolga le affezioni della mia famiglia

Rossano Calabro, 31 maggio, 1907

Suo, per sempre Giovanni De Giacomo


[1] Ugo (in altre lettere anche Hugo) De Giacomo fu figlioccio di Schuchardt.

[2] Nella lettera precedente (30-3719) De Giacomo aveva riferito a Schuchardt la nascita di tre gemelli, un maschio e due femmine, di cui due solo le due bambine erano sopravvissute. Dalla lettera seguente (32-3722), in cui De Giacomo scrive dalla “trigemina superstite”, si può dedurre che qui alluda alla morte di anche una delle bambine.

[3] Antonio Ive (1851-1937), vedi nota 2 alla lettera 2-3692.

[4] Probabilmente Alfonso Sparagna (1849-?), vedi nota 2 alla lettera 18-3708.

[5] La collezione di De Giacomo fu in parte distrutta da un incendio, come si può desumere dalla lettera 59-3721, la cui datazione resta però incerta.