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Brief (02-01420)

Chiarissimo signor professore,

Molti affari domestici mi hanno impedito di occuparmi sino ad oggi dell’ultime sue pregiatissime lettere, a me indirizzate; non ho mancato però di consegnare al prof. Erber 1 le poche cose stampate2 da me su quell’argomento, le quali so che a Lei sono pervenute.

Non avendo tenuto annotazione dei due articoli del Rad, a cui accennavo, ho scambiato il prof. Zore3 col prof. Budmani4 – e di ciò vorrà perdonarmi. In questi giorni poi ho cercato io stesso nel Rad ed ho trovato l’articolo del Rački5 nel vol. 57 „Hrvatska prije XII vieka„6 – ove egli parla del latino volgare, parlato in Dalmazia. 

nei primi secoli dell’evo medio. Si ritiene che questo latino volgare siasi mutato in un dialetto romanzo, che deve avere avuto qualche cosa di comune coi dialetti romanzi orientali. Credo che di questa opinione sia il dr. Cost. Jireček 7(Die Vlachen und Maurovlachen ecc. negli Atti dell’Acad. di Praga an. 18798) ed il Miklošić (in un vol. dei Denksc. der hist. philosph. Classe9); quantunque sostengono che i Vlachi10 siano venuti dalla Rumenia e si sieno sparsi dall’Istria fino all’Albania – il che storicamente è poco probabile.

Ho ricevuto in questi giorni l’opera del prof. Bidermann11 sui “Rumeni,,12 ma non l’ho ancora letta. Non è da rigettarsi l’opinione del Lucio13 che i dialetti italiani dalmati da principio arieggiassero le parlate dell’Italia centrale; anche oggi di quello di Ragusa è meno veneziano di tutti gli altri della Dalmazia. Ma le prove sarebbero difficili a trovarsi, ed anche trovate sarebbero sospette; giacché i municipi dalmati, avendo il costume di prendere prima del quattrocento (1400) i loro podestà o consoli da Ancona, Fermo ecc., si correrebbe il rischio di dare come dalmate alcune forme dialettali, proprie di quei podestà, che ricorrono nei loro decreti e negli statuti, da essi compilati. Come esempio di voci, esistenti in Dalmazia ed appartenenti ai dialetti marchigiani, cito il vocabolo konkula, che ho raccolto da una mia servente, originaria da Zapontello14, villaggio delle isole zaratine, ove si parla solo lo slavo. Questa voce non si sente più a Zara, ed esiste invece in Ancona (lo posso attestare, perché io sono nato in Ancona) precisamente nella forma di concola = conchiglia. Così ad Oltre (sl. Preko), villaggio nell’isola dirimpetto a Zara, s’ode la voce trast = lat. transtrum = banco di nave; vocabolo che non si ode nel dialetto di Zara, ma che trovo registrato nel vocabolario veneto del Boerio15.

È credibile che, come dice il Lucio, una delle più antiche scritture italiane fosse appartenuta ai Gliubavaz16 prima del 1200; ma ora più non esiste né la famiglia, né l’archivio dei Gliubavaz. Scritture antiche italiane troverà nei Monumenta spectantia hist. Slav meridionalium17, editi a Zagabria. Lo statuto municipale italiano di Spalato è del 1312, e fu pubblicato dal Bollettino archeologico di Spalato18.

Quello di Lagosta19 è del 1360, quello di Meleda20 è del 1340 (cfr. “Archiv für Kunde oest. Gesch.quellen, 1849, II B. I und II Heft”21). Quello di Curzola è del 1214; ma la traduzione italiana, che lo accompagna, non può essere così antica.

Nella chiesa di s. Francesco a Zara abbiamo una lapide italiana, quasi tutta obliterata, su cui si può leggere solo queste parole:

MCCC.VIII. A. DI .  .           .           .           .

.           .           .           VIII. OCT.     .           .           .

.           .           .           .           .           .           .

(cfr. F.D. Fabianich22 ,,Convento il più antico dei frati minori di Zara in Dalmazia- Prato, 1882, pag. 134).

Posseggo io un inventorio del 1395, in cui si legge: Item unus quaternus longus niger de cortis regalibus nr. centum nonaginta duabus scriptas partim manu olim ser Petri Zoijli de Nasiis et partim manu AndreæProtomagistri, qui incipit 1395

“A Di 10 Febraro Item scrivo qui per memoria io Piero de Nassi” etc. et finit “debo pagar jo Piero de Nassi a la Commissoria predicta ducati 250 d oro”.

Come esempio di una scrittura italiana medievale Le mando lo statuto dei Pescatori di Zara, edito da me l’anno scorso23; Le mando pure un’opera inedita del Quartigiani su Ragusa, ove leggerà alla pag. 70 una notizia interessante in fatto di lingua.

Non credo che l’espressioni: ‘no’l g’aveva cossa magnar„ sia uno slavismo; anche l’italiano adopera colà l’infinito senza preposizione.

A Zara non si dice mai ti son in luogo di tu sei (ti se). Z raramente è eguale a j francese; lo pronunciano così solo i contadini, abituati a parlare sempre slavo.

Pochi sono a Zara che, oltre alla lingua italiana, non conoscono anche qualche parola di slavo; molti quelli che sono affatto incapaci di tenere un lungo discorso in croato.

Le manderò con un’altra mia un saggio del mio vocabolario,

Perdoni alla fretta, con cui è stata scritta la presente, e mi creda suo devotis. V Brunelli

Zara, 6 aprile 1884.

P.S. A guadagno di tempo, mi può rispondere in tedesco; io non le scrivo in questa lingua, perché allora le offrirei degli esempi del come gl’italiani la maltrattino nell’etimologia e nella sintassi!

P.S. Se non Le ho ancora accennato, le accenno oggi la strana proprietà degli slavi, parlanti italiano, di premettere a molte parole italiane incomincianti per vocale, una j: p.e. jetico= etico- jerbe= erbe, Jelena=Elena-

Dalla Matricola della Confr. di S. Luca dei Bottegari (1450)24

In nomine P. et F. et Sp. S. Amen. Nui tuti quelli, li quali uxemo a far mercantie de la Grassa, zoje de Ojo, formajo, pesse salato, et fructi, semo venuti d’accordo tra de nui, et cossì creemo, constituimo et ordinemo tra di nui una scolla, over fratiglia ad honor del glorioso martire Mis. San Biasio Confalonjero, et protectore de questa gloriosa cità de Ragusi; in la qual scolla over matricola facemo fra di nui li infrascritti capitoli, li quali vojamo siano fra di nui inviolabilmente observadi, come qui de soto se dirà. In prima &cc.

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A lo nome de Dio e dela Gloriosa Virgine Maria e de Miser Sancto Biazio Protectore e Gubernatore de Ragusa. Qui di soto sono scriti li fradeli de la fratiglia de Scto Luca novamente fata et confirmata per la magnifica Signoria de Ragusa adi ultimo de Mago in MCCCCL. Li quali fradeli qui de soto scriti debano obedier soto la bandiera segondo se contjen neli capituli de la matricula de sopra scripti… &cc.

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IHS XPS. Amen 1450 Adi 28 zenar

Fato grazia de E. Conseglio pizulo a la fraternita di far una sepultura per la fraternita di s[an]c[t]o Lucha, chome apar in lebro de chonseglio pizulo.

Noi fradelli de sancto Luca facissimo una croxe a sancto Lucha, de le elemossine, che forno datte a la dita fratiglia, la quale croxe chosta ducati sei d’oro, la qual † se fatta in tempo de Gestaldo de Ratcho Gostisich et sui zudexi Badoje Radiscich et Palcho Radovcich in 1450 adi 5 del mese d’agosto a laude del omnipotente Dio e de San Lucha in nome di dita Fratiglia.

Noi frateli ut supra facissimo una Anchona in la dita Chiesia de Sancto Lucha de nostri proprii denari, la qual anchona chosta ducati diecisete, e mezo, come apar in Notaria de Ragusi in 1450 adi 4 Setembre la qual fo fata in tempo de Ratcho Gosticich Gestaldo ei sui zudexi diti a laude del omnipotente Dio, et de San Lucha per nome de la dità fratiglia de Oliari, la qual Anchona fo benedita per misser lo vescovo Michele de Merchana.

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Dalla Matricola di Barsecinne25-

Alo nome de [Cristo] e della sua Madre gloriosa V. M….

1550 adi p[ri]mo di Gienaro,

Cominciassimo raunar la fraternita sotto nome della Gloriosa Ascensione Giesia n[ost]ra in contrada de Barsecinne, e questo all’honor de Idio e per salvation dele anime nostre et per buon stato e augmento della dita n[ost]ra fraternità ordinando, statuendo et confirmando infrascritti Cap[ito]li, quel seguitano per ordine ….

N.B (vi sono due soli capitoli appartenenti alla elezione delli Ghestaldi, e poi dopo due carte segue:)

…..

Noi tutti quanti habitatori de Barsecinne uniti dal maggiore fino al minore facciamo, e col nome de Dio ordinamo la fraternita della S[antissi]ma Ascensione e di s…… per governare le chiesie e per far celebrare alcune messe per l’anime delli Benefattori et vogliano et ordiniamo, siano osservati li Capituli sottoscritti.

Dalla Matricola di S.M. del Bissone26

Anno D[o]m[in]i MCCCCXVJ die 14 mensis octumbris tempore Reverendi ecc.

In nome de C[ris]to Amen. In prima noi frati in C[ris]to che la fraternitade de Madona S.M. de la Isola di Mezzo, resolvando de fermamente far compagnia e confirmar Matricula n[ost]ra dela n[ost]ra fratiglia dessimo universalmente tutti dela n[ost]ra frateglia libertà alle persone le quali saranno scritte de sotto per nome che debiano componer e confirmar la n[ost]ra matricula per tutti, per salvation delle anime n[ost]re e delle n[ost]ri morti di detta n[ost]ra fratiglia.

E questa Matricula fù fatta per mano de Don Piero de Pago Capelano de S. Illia de la Isola de mezzo e per semele capelano de la Casada delli de Gozze27 e cadaun frar e surella debia pregar Dio per anima mia fino che dura questa n[ost]ra fratiglia

1 –

2 –

3. Capitulo. Volemo e fermamo che se debia bruzar la candela de olio de notte e de dì in la Glesia di S. Maria, e debiasi cantare una messa ogni settimana per le anime n[ost]re e delli n[ost]ri morti fino che dura la nostra fratiglia

Cap.4. Ancor volemo e fermamo, che se alguno de n[ost]ri frari over surelle passassi da questa vita all’altra, che lo debia accompagnar tutti li frati e surele fino alla sua sepoltura cule candelle da cera in̄preza (?impeza ciò impizà (accesa)) de fogo, e che li sia fatta la caritade. E chi non vegnissi ad accompagnar lo morto de la fratilya debia pagar a la detta frat[ily]a de presente grossetti 3.

Cap. 8. Ancor volemo e fermemo, che se alguno de li frari volesse far cuistione alguna contro la n[ost]ra matricula, over facesse rumore over alcuna briga in tra li frari, che niguno frar de queli non possa far lamento a niguna Signoria, salvo, che vada domandar rason davanti lo suo gastaldo, e davanti li sui giudici de la n[ost]ra fratiglia, e se algun volesse far altro e non volesse obedir, debia pagar ala fratiglia per ciascheduna fiada livre 2 di cera netta.

Cap. 17 Stando congregado tutto capitolo quello che si trovo in questa Isula in glesia secondo esta usanza, prese la parte…. (NB. q[ues]to Cap[itul]o è aggiunto posterior[mente])

Matricola di S. GB di Mezzo28

Alo nome de [Cristo] e dela Madre graciosa e de tuti li S[an]c[t]i e le S[an]c[t]e de Dio. Amen. MCCCCXXIIIJ. Comenzasemo adunar la fraternita de Mis. San Zoane in monte in la isola de mezo per salute de licorpi n[ost]ri e per salvacion de le anime n[ost]re e per bon stado e augmento de la detta n[ost]ra fratelya e metesimo alcuni capituli in questa n[ost]ra Matricula. che sia rata e firma e observada de tuti queli sarano posti in la detta n[ost]ra fratilya plenariamente, li quale capituli se trovara scriti, che siano obedidi e observadi. Et cominza lo primo Capitulo.

In prima nuy fradi in [Cristo] de questa fratilya nostra de Mis. San Zoane de isula de mezo volemo et ordinemo e fermemo al onor de Misser D[omi]ne Dio e de li sui S[an]c[t]i e de le Sancte. In lo nome e reverencia de la glesia de s[an]c[t]o Zoane uno nostro Gastaldo lo quale debia mantegnir e rezer la dita fratilya in bon stado senza niguno fraudo con li sui oficiali. E quela debia servir lialmente per lo suo tempo.

lo segundo Capitolo.

Item volemo et ordinemo in pleno n[ost]ro capitolo che zascuno ano debiase aleger per la fratilya duo gastaldi novi, li quali parerà a tuti plu suficienti e meliori per la ditta n[ost]ra Fraternitade, li qual debia eleger con lu sui frari zudisi IIJ et uno degano per sui officiali. E queli gastalidi li quali fosse eleti per la falta over in alcun maleficio infra li frari n[ost]ri volemo che cada in pena de [perperi]. X, zoe [perperi] V al Comun de Ragusa e [perperi]. V. ala deta n[ost]ra fraternita.

Lo terzo Capitulo.

Anchora volemo e fermemo che debia brusar la candela de olio de note e de dì in la glesia che S[anc]to Zoane e debiasse cantare una mesa ogni Sedemana per l‘anime n[ost]re...

Lo quarto Capitulo

Anchora volemo e fermemo che se alguno de li n[ost]ri frari vel sorori pasati da questa vita al altra, che lo debia acompagnare tuti li frari e le sorore fina la sua sepultura con le candele de cera impiegade de fogo e che li sia fata la caritade. Salvo e reservado si alcuna dele surele fosse in partu over parturissi de poy suo partu che non porta nisuna pena fina messi VJ

Lettera (Exact. arch. cfr. Mattei n.) 1358 14/4

Savino de Bonda rettor de Ragusa e Marco Saranzo ex conte di Ragusa.

Amigo et frar n[ost]ro chariss. Vui saver che stando vuy n[ost]ro conte si fesi tirar fuor de man de li Pitropi di Laure de raxamen 1 chasa, e meterla in camerlangaria, et sequestati tuti li altri beni del dito Laure per alguni Veneciani che deno aver dal dito Laure. Et algun de qua che deno haver del dito Laure voleno usar le lor raxon et nuy non li podemo denegar. Et pero nuy non cagnoscendo a cui peticion sia fato lo dito sequestro demo termine a vuy per nome de queli veneciani che deno aver dal d. Laure, che infra 2 mese vizuda questa lettera elli debiano vegnir a raguxi avanti che nuy ad usar le lor raxion; over debia mandar suo legiptimo domandador al dito termeno. Et se lor o alguni per lor non vegnira nuy daremo raxion a quelli che domandara; che nuy non potemo denegar la raxion a chi la domanda. Ma vojando suvegnir ale raxion a queli de Venezia che deve aver dal dito Laure avemo determinado der dar questo termene de 2 mesi. E però per la quave de dar a saver questa cassa a queli per cui nome vuy fesi questo sequestro. Che selli non venne o non non manda lor legiptimo procurador nuy toremo via lo dito sequestro, et daremo le dite cosse a cui aveva major raxjon. Sapiando che nuy daremo plena fe a Pasche de Pressa, et a Persze Paron e i barchoso de rag. dela presentacion de questa letera.

Lettera 17/9 1358 (da Rag. a Cattaro29)

Marin de Menze retor de rag. cum voluntade de la sua corte a la nobile e savia dona Dobia de Buchia salude et tuto bene.

Chomo vuy save e petition de Domagna de Menze, la quale è pasado de questa vita, vuy fosi zitada, che vuy dovesi personalmente vegnir avanti lo conte et la curia sua, o mandar v[ost]ro legiptimo Procurador et respondidor al dito Domagna. Et vuy in quila fesi v[ost]ri Procurador sovra de Sr. Lorenzo de Volcaso et Marin de Gozii, li quali infinamo (in fin a mo‘?/ in fino ad ora?) a difesa la v[ost]ra raxion. Et esi mo sono mandadi per lo Comun de rag. ambasciadori a Mess. lo re de Ungaria, et non an voiudo laxar nesun in suo pe. (parte?) a responder in la dita question, chomo podeva far per virtude de la procurasion, che li fasiesti. E però ve mandemo chomandando che vizuda questa letera infra 8 di debie vegnir a rag. o mandar v[ost]ro legipt. Procurator et responder in la dita question a li Pitropi et Chomesar del dito Domagna. Sapiando che se al dito termene non vegnise, over non mandese vostro legipt:o Procurad. sopra de zo, nuy procederemo in la d[ett]a question chomo vora l‘ordene de raxon, La v[ost]ra absencia non obstante. Et de la presentacion de questa letera daremo plena fe a questi do choreri.


[1] Tullio Erber (1854-1909), verbrachte seine Jugend in Zadar und studierte nach Abschluss des Gymnasiums in Graz Geografie, Geschichte und Deutsch. Er unterrichtete zunächst in Graz und wurde 1978 nach Zadar versetzt, wo er bis zu seinem Tod wirkte. Erber beschäftigte sich mit der Geschichte Dalmatiens und veröffentlichte hierzu zum Beispiel die Storia della Dalmazia nel periodo napoleonico (1797-1814), herausgegeben in Zadar, 1886-92 (vgl. Bacotich, 1926: 280).

[2] Brunelli war einer der Gründer der historisch-letterarischen Zeitschrift La Palestra (1878-89)  (vgl. Cella, 1972). Diese erschien von 1878-82 (vgl. Tacconi, 1992: 499) Brunelli veröffentlichte darin einige historische (Brunelli, 1879) sowie philologische (Brunelli, 1881) Studien. Weitere wichtige Arbeiten Brunellis sind in der Biografie von Tacconi (1992) auf den Seiten 456 und 457 zu finden.

[3] Luka Zore (1846-1906), kroatischer Philologe. studierte Slawistik in Wien und war Professor am Gymnasium von Kotor (vgl. Ravlić, S. (Hg.). 2009, s.v.). Eine Aufzählung seiner Veröffentlichungen in der Rad findet sich unter http://katalog.hazu.hr/WebCGI.exe?Tip=traziJ&srchfield=7&searchdata=700%3A014280 or 701%3A014280 or 702%3A014280 or 600%3A014280&Exact=NotE&SelBase=1&NaslovSF=Zore, Luka.

[4] Petar Budmani (1835-1914), kroatischer Philologe (vgl. Maver, 1930). Von ihm stammt ein Artikel über den Dialekt Zadars (Budmani, 1883).

[5] Franjo Rački (1828-1894), kroatischer Geistlicher und Historiker  (vgl. Ravlić, S. (Hg.). 2007, s.v.).

[6] Gemeint ist hier wahrscheinlich Rački (1881).

[7] Konstantin Jireček (1854-1918) studierte Geschichte und klassische Philologie und wurde 1882 Professor für allgemeine Geschichte in Prag. Er beschäftigte sich unter anderem mit der Geschichte der Serben (vgl. Grimm, 1974).

[8] Gemeint ist hier wohl Jireček(1879).

[9] Möglicherweise gemeint ist hier Miklosich (1879).

[10] Als Vlahi werden Gruppen im westlichen und südlichen Istrien bezeichnet. Diese unterscheiden sich vor allem durch den Dialekt von den Bezjaki, der durch den Zuzug aus dem dalmatinischen Hinterland, Bosnien und Herzegowina und anderen Teilen Istriens im 16. und 17. Jahrhundert beeinflusst wurde (Blagonić, 2005: 881).

[11] Hermann Ignaz Biedermann (1831-1892), Jurist, und Ethnologe, war ab 1871 ab der Universität Graz tätig (vgl. OEBL, s.v.). Im Schuchardt-Nachlass ist ein Brief Biedermanns erhalten (Bibl. Nr. 01015).

[12] Gemeint ist hier wohl Biedermann (1877).

[13] Giovanni Lucio (bzw. Iohannes Lucius / Ivan Lučić) (1604-1679) war ein dalmatischer Historiker. (Praga, 1934)

[14] Gemeint ist hier der Ort Zapuntel (Alberi, 2008: 1682).

[15]   Gemeint ist hier Boerio (1829).

[16] Altes zaratinisches Adelsgeschlecht, schon 1384 als de Liubavaz, dann 1553 als Gliubavaz urkundlich erwähnt. Verband sich in Dalmatien durch Heirat mit dem altrömischen Geschlecht der Frangipani (Heyer von Rosenfeld, 1873: 44f.).

[17] Monumenta spectantia historiam slavorum meridionalium ist eine von der  kroatischen Akademie der Wissenschaften herausgegebene Serie, teilweise abzurufen unter http://dizbi.hazu.hr/?sitetext=118.

[18] Gemeint ist hier der Bullettino di archeologia e storia dalmata, der in Split herausgegeben wurde. Das Statut von Split wurde nach Anić (2007: 228) editiert von Josip Alačević unter dem Titel „Statuti di Spalato“ in den folgenden Ausgaben veröffentlicht: vol. 2 (1879), Supplement, S 1-96; 3 (1880), Sup., S. 97-192, 4 (1881), Supl., S. 201-216, 225-332, 241-288; 5 (1882), Supl., S. 289-296, 305-416; 6 (1883), Supl., S. 417-435.

[19] Italienische Bezeichnung für Lastovo (Alberi, 2008: 1675).

[20] Italienische Bezeichnung für Mljet (Alberi, 2008: 1676).

[21] Ein möglicherweise relevanter Artikel hierzu findet sich allerdings erst in Wenzel (1849) (Rübsamen, 16. September 2000).

[22] Donato Fabianich, (-1890), dalmatinischer Franziskanermönch, beschäftigte sich vor allem mit der Geschichte seines Ordens und Zadars (Tolomeo, 1993).

[23] Dies bezieht sich wohl auf Brunelli (1882).

[24] Nach Informationen einer Mitarbeiterin des kroatischen Staatsarchivs in Zadar sind alle folgenden Abschriften aus dem Archiv von Dubrovnik, wobei diese in (Vojnović, 1899-1900: 77-192) veröffentlicht worden sein sollen. Eine Überprüfung der Angaben war zeitlich nicht mehr möglich. (Saric Suska, T., persönliche Kommunikation, 9.Juli 2014)

[25] Italienische Bezeichnung für Brsečine. (Alberi, 2008: 1685) Diese Abschrift wurde möglicherweise in Vojnović (1899-1900: 125-127) veröffentlicht. (Saric Suska, T., persönliche Kommunikation, 9. Juli 2014)

[26] Gemeint scheint hier Šunj auf Lopud zu sein. Veröffentlicht wahrscheinlich in Vojnović (1899-1900: 58-63) (Saric Suska, T., persönliche Kommunikation, 9.Juli 2014).

[27] Ragusäisches, wahrscheinlich bosnischstämmiges Adelsgeschlecht (Heyer von Rosenfeld, 1873: 11).

[28] Diese scheint in Vojnović (1899-1900: 63f) enthalten zu sein (Saric Suska, T., persönliche Kommunikation, 9.Juli 2014).

[29] Italienische Bezeichnung für Kotor in Montenegro (Praga, 1931).