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Brief (20-07643)

Mio carissimo amico!

Da lungo tempo è mio vivo desiderio di scrivervi; ma voi saprete quale terribile sventura m'abbia colto in luglio di quest'anno; d'improvviso perdetti interamente la vista dell'occhio sinistro, cosicchè d'allora in poi mi dovetti astenere per più mesi dallo scrivere pur una linea. Ora a poco a poco mi vo assuefacendo a non avere che un occhio solo, ed il medico mi permette di leggere un pajo d'ore il giorno e di scrivere di quando in quando alcune linee. Or bene, una delle prime lettere che scrivo sia diretta a voi. Anzi tutto per farvi serii rimproveri che essendo a Vienna, non abbiate voluto venirmi a trovare a Klosterneuburg, in una lontananza di venti minuti di ferrovia. Se aveste imaginato qual gioja sarebbe stato per me, che giaceva in sul letto di dolori, trattenermi per qualche poco con uno de' più cari miei amici, per certo non me l'avreste negata. Non appena ricevuta la vostra, pregai mia moglie d'andare appositam. in città per farvi ricapitare un biglietto all'albergo e costringervi spinte o sponte a venire da noi. Eravate già partito! Mi lusingai colla speranza delle vacanze di natale, che ci reca a Vienna tanti professori di Gratz; ma vedo che anche questa speranza è illusoria. Ed avrei tante cose da dirvi, che esporre in lettera è difficile, specialm. nella dolorosa necessità d'esser breve. Questo però voglio che sappiate: che se supponete anche da lontano che io non sia stato lietissimo di vedervi in una nostra università, voi interpretate non giustamente il senso delle mie lettere della state del 651; che erano dettate unicam. dal grande amore che ho per voi, dal timore che vi addossaste brighe, le quali pur per pochissimo vi togliessero alla scienza pura, elevata, la quale esclusivam. deve avere diritto su voi, uno de' più illustri suoi cultori. Ma ora che dalle vs. parole rilevo che tali timori erano infondati, che nessuno ha ricercato nello Schuchardt altro che quella specialità latino-romanza, che lo distingue e lo solleva sopra la schiera di noi esclusivam. romanisti, privi di solida base, io non posso abbastanza congratularmi della buona ventura, che vi ha condotto fra noi2.

Come va la salute? E come siete contento della nuova universita? È probabile che in tal principio il numero degli studenti non sarà molto numeroso; ma non vi scoraggiate; anche Förster3 cominciò con 4 o 5 a Praga; e il second'anno n'ebbe trenta; dieci anni fa a Vienna era difficile trovar tre gatti che volessero formare un collegio provenzale; e quest'anno per il provenzale iscrissi 72 (!) uditori.

Con grande interesse lessi la lettera del Ritschl4 nell'ultimo fascicolo del Rh. Mus. sulla quantità delle vocali di posizione; ma mi stupì che non ricordasse le bellissime vs. osservazioni su questo argomento. Se ne avesse preso notizia, avrebbe dovuto alle fonti, che valgono a farci riconoscere questa quantità, aggiungere (come voi bene diceste) le lingue romanze, atte a darci indizio della pronuncia latina. Ma altrettanto e più deve darsi colpa ai romanisti i quali (ch'io mi sappia) non fecero ancora un lavoro di proposito su questo argomento di natura così delicata ed interessante; solo l'Ascoli in alcune note al 1° vol. dell'AG. e il Canello nel lavoro sull'I5 se ne danno per intesi. Giurerei che ancora in tutte le università (salvo Gratz e mi permetto di dirlo Vienna) s'insegnerà il trattam.o delle voc. in posiz. secondo il Diez. Voi dovreste fare un lavoro d'insieme su tutte le lingue romanze; voi lo potete, senza aspettare la publicaz. annunciata dal Ritschl (l'autore sento dire che sarà il Götz6).

Poichè so che v'interessate a quanto mi concerne, vi annunzio che venerdì questo fui eletto a socio corr. straniero dell'Académie des Inscr. & belles lettres. E a proposito di elezioni accademiche, vi dirò che fra un pajo di mesi è mia intenzione di proporvi socio corr. della nostra. Che voi meritereste più di me e di dieci altri di appartenerle come effettivo, è una verità, di cui sono convinto; ma sapete, che le forme vanno rispettate, ed una proposta ad effettivo potrebbe trovare opposizione per ciò che quasi tutti gli academici furono un certo tempo corr. Ditemi dunque se una tale proposta vi convenga, o se preferiste lasciar passare ancora un pajo d'anni, affinchè, dopo una dimora alquanto prolungata in Austria, si possa eleggervi immediatam. quale effettivo. Se non vi opponete alla mia idea, vi prego di mandarmi una lista delle principali vs dissertazioni, giacchè lontano come sono da ogni biblioteca (ho rinunciato all'ufficio nella Palatina) m'è impossibile di far io le ricerche.

Addio mio cariss.o; buon anno; scrivete presto al V.o aff.mo di cuore
Adolfo Mussafia

Vienna, 25/12 1876


[1] Hier scheint sich Mussafia verschrieben zu haben; vgl. den vorhergehenden Brief.

[2] Schuchardt hatte im Herbst 1876 seine Stelle als ordentlicher Professor an der Grazer Universität angetreten.

[3] Wendelin Förster (1844 - 1915), war 1874 als ao. Prof. für romanische Philologie an die Prager Universität berufen worden.

[4] Friedrich Wilhelm Ritschl (1806 - 1876), klassischer Philologe.

[5] Canello, Ugo Angelo. 1873. 'Il vocalismo tonico italiano (parte I-VIII su i lunga e breve)'. In Rivista di filologia romanza 1, 207-225.

[6] Georg Götz (1849 - 1932), klassischer Philologe, Schüler Ritschls.