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Brief (145-00311)

Roma, 30. 4. 98.

Collega onorandissimo.-

Pochi giorni or sono, vi mandai da Milano la V.a Dispensa dei Supplementi all'Archivio, e m'auguro che non vi dispiaccia.- L'affare dell'Ive1 m'ha assai corrucciato. Figuratevi ch'egli ebbe cuore di scrivermi, avere io mancato alle promesse, fatte a Voi ed a lui. Come voi sapete, io mi son naturalmente limitato a dichiarare, come ben di cuore dichiaravo, che mi sarei dato, con ogni miglior volontà, all'esame delle scritture che m'erano annunziate. Ora, l'Articolo intorno ai dialetti istriani, del quale si parla, come dicono a Roma, da anni-annoro, doveva essere la descrizione d'una singola parlata (descrizione sobria, ben s'intende), con molto rapide annotazioni, concernenti le divergenze o gl'incrementi che le residue parlate presentassero. M'arrivava all'incontro un manoscritto di 222 pagine in foglio, e ben fitte, nel quale tutte quante le parlate erano descritte per lungo e per largo e dove era propriamente fatto pompa d'ogni imaginabile superfluità.- Basta, bisogna sempre esercitare la virtù della pazienza e sperare che Domeneddio ce ne tenga buon conto.- Vi spero in buona salute e vi stringo cordialmente la mano.-

Vro divmo affmo
G. I. Ascoli.


[1] Vgl. 143-00310, Anm. 2.