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Brief (143-00310)

Milano, 6. 4. 98.

Amico onorandissimo,

In primo luogo, vi ringrazio cordialissimamente del vostro lavoro etimologico1. Lo verrò studiando con la più intensa volontà, sebbene io dubiti molto che dal mio povero trespolo mi sia mai dato d'innalzarmi a così ardui cuspoli. 2

Quanto poi ai 'Saggi istriani' del buono e bravo dott. Ive, io mi trovo in una condizione davvero di-sperata. 3 Gliene stavo appunto scrivendo, allorchè m'arrivava la vostra buona lettera; e ora, dopo replicate considerazioni, non vi posso pur troppo far sentire un parere diverso da quello che direttamente ho dato a lui. I giovani stentano a intendere che oggidì la descrizione dialettologica può e deve riuscire concisa, e vorrebbero anzi farla più ampia che mai. L'Ive poi trasmoda forse più d'ogni altro. Il suo saggio occuperebbe più di 300 pagine dell'Archivio e con molto scarso profitto degli studj. Si potrebbe ridurlo, senz'alcun danno, a ben meno di un terzo, mercè un migliore ordinamento e non dando se non ciò che sia davvero caratteristico e nuovo. L'Ive ci ha messo molto zelo e sufficente acume; ha però smarrito, in assoluto modo, il sentimento della misura. Io ne sono desolatissimo, per più ragioni; ma l'Editore si sgomenta e si ricusa, e a me non basta l'animo di persuadere altrui una cosa della quale io stesso non so dirmi persuaso. Bisogna dunque piegar la fronte e rinunziare. Ma questo non dovrebbe poi significare che all'Autore non resti alcuno scampo. Non potrebbe egli pubblicare, almeno in parte, cotesta sua fatica, o a spese proprie, o negli Atti di qualche Academia austriaca?- Al gravissimo dispiacere che provo per non essermi dato di appagare l'Ive e portare insieme una consolazione a voi, ho un solo conforto da contrapporre e molto scarso: la considerazione, cioè, che un titolo, come sarebbe (anche se abbreviato o espurgato) questo dell'Ive, starebbe piuttosto tra i titoli negativi, che non tra i positivi, quando si trattasse di un insegnamento letterario e poniamo anche filologico, secondo che è nelle aspirazioni e nei voti degli Italiani dell'Austria.

Voi intanto scusatemi e vogliatemi sempre un po' di bene
Il divmo affmo vro

G. I. Ascoli.

P.S.- Il bel saggio toponomastico del Pieri4 viene in luce mentre vi scrivo, e penso d'indirizzarvelo a Graz. Son tutto nell'arabo, per qualche altro saggio toponomastico dell'Avolio e per la continuazione del Maltese del Bonelli. Non vorrei poi morire senz'aver finito il Lessico irlandese e qualche saggiuolo più o meno sintetico. Ora passa al torchio l'interpretazione di un'epigrafe iberica, fatica del nostro Giacomino. 5


[1] Es müsste sich um folgende Publikation von Hugo Schuchardt handeln: Romanische Etymologien I, in: Sitzungsberichte der philo­sophisch-historischen Klasse der kaiserlichen Akademie der Wissenschaften in Wien 138 (1897), 1-82 (Brevier-/Archivnr. 317).

[2] Zu dieser Anspielung vgl.: G. I. Ascoli: Ricordi bibliografici, in: AGI 2 (1876), 408.

[3] Das in Frage stehende Werk konnte erst zwei Jahre später veröffentlicht werden: Antonio Ive: I dialetti ladino-veneti dell'Istria, Straßburg, 1900.

[4] Vgl. -141-00308, Anm. 1.

[5] Die hier erwähnten Publikationen der Mitarbeiter Ascolis finden sich alle in den Supplementi periodici all'AGI 6 (1898): Corrado Avolio: Saggio di toponomastica siciliana, 71-118; Luigi Bonelli: Il dialetto maltese (continuazione), 37-70; Claudio Giacomino: L'iscrizione iberica di Castellon de la Plana, 1-18.