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Brief (059-00249)

Mil., 13. 4. 84.

Amico pregiatissimo,

Sentir Lei che si dica un tardigrado al mio cospetto, mi dovrebbe parere un epigramma coi fiocchi; ma io mi rassegno volontieri a tutto ciò che viene dalla naturale Sua bontà.

Mi ha poi molto confortato il giudizio ch'Ella porta sulla nota a p. 564-8. 1 Io ho cercato di educarmi alla Sua scuola per quanto concerne l'assistere tranquillamente a certi soprusi. Ricorderò uno dei casi più singolari: Federigo Müller, col quale sono pur sempre rimasto nei migliori termini, non ha altro fatto nelle sue Palatalreihen se non tradurre alcune pagine delle mie 'Lezioni'. Si venne egli a poco a poco convincendo di quelle mie percezioni; e finì per capacitarsene così profondamente, da venirgli l'illusione che si trattasse di percezioni sue proprie. Ora, il primo Manuale, in cui passassero quelle teorie, è stata la Gramm. compar. del Miklosich (ristampa del 762); e vi sono attribuite ..... a Fed. Müller! Pure, io stetti zitto, salvo le allusioni che son nella 'Lettera glottologica'3, dove ho anche spiegato i perchè di quella che pareva indifferenza (e ora si vede che io non mi apponessi male, se p. e. consideriamo la piena e anzi generosa giustizia che mi rende il Delbrück nella sec. ediz. della sua Einleitung4). Ma, nel caso della Rätor. gr., mi pareva che il silenzio dovesse parere una grave offesa, anzi la più grave delle offese, allo stesso autore di quel libro, che me ne faceva dono e aveva come diritto a veder nell'Archivio una nota che facesse 'pendant' a quella che vi era dedicata allo Stürzinger5. Mi sono però limitato a una specie di censura estrinseca; non ho di certo usurpato il campo della critica vera e propria; e mi compiaccio di sentire che le mie parole Le sieno parse tutt'altro che rigorose di troppo.

Anche circa ñ ecc., vedo con soddisfazione che la nostra differenza si riduce a pressochè nulla.

Eccole finalmente i nuovi otto fogli del Codice Irlandese. E mi stia bene, amico egregio; mi voglia anche ricordare al prof. G. M. 6, e avermi sempre

divmo affmo Suo
G. I. A.


[1] Hier bezieht sich Ascoli auf seine Anmerkungen zu Gartners Raetoromanischer Grammatik, in: AGI 7 (1880-83), 563-568. - Vgl. auch 056-K5_143.

[2] Franz von Miklosich: Vergleichende Grammatik der slavischen Sprachen, Wien, 1876.

[3] Vgl. dazu: G. I. Ascoli: Una lettera glottologica in occasione del V Congresso degli Orientalisti in Berlino, Torino, 1881, 1-4.

[4] Vgl. dazu: Berthold Delbrück: Einleitung in das Sprachstudium, Leipzig, 21884, 122 f.

[5] Jakob Stürzinger: Über die Conjugation im Rhätoromanischen, Winterthur, 1879. - Dieses Werk bespricht Ascoli im AGI 7 (1880-83), 416-420.

[6] Gustav Meyer.