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Brief (006-B76_22)

Gotha li 22 Sett. 69.

Carissimo Signore!

A riandar col pensiero quelle ore che Ella con tanta gentilezza mi sacrificò, adesso ho un motivo particolare, essendosi rivolti i miei studî ad un oggetto da Lei pure, come mi parve, prediletto.

Avvedendomi, che il lavoro proposito sul parlare romanesco riuscirebbe troppo prolisso da servire a quell'uopo, che volli ho l'intensione di scrivere un piccolo trattato intorno al reto- romanico 1 (espressione poco ragionata in quant'al sottinteso idioma friulano, alle quale forse Ella saprà sostituire una migliore), cioè mi sono immerso in un mare di quistioni non soltanto linguistiche, ma pure etnografiche e geografiche e storiche 2 , dal quale sarò contento di tornare a galla con qualsivoglia frutto.

Un fenomeno strano mi sembra che il suono palatino sviluppatosi dal c quando gli tiene dietro l'a, antichissimo sia in Francia, nei tre rami reto-romanici di data recente assai, dimodochè nè i diplomi del medio evo (almeno quegli anteriori al secolo XV.o) ce ne offrono il menomo vestigio, nè al giorno d'oggi nel romancio della Valle del Reno il tga invece del ca si trova che in pochissime parole (cfr. friul. çhamin e camin, chape e cape e così via). Indarno finora ho proccurato d'illuminarmi in riguardo alla pronuncia del tg (ch, çh), il quale, se prestassimo fede ai grammatici indigeni, starebbe nel bel mezzo fra č e ǧ, dove secondo altri indizî debba quasi affatto coincidere col tj 3 . Del resto mi pare la pronuncia del tg vada modificandosi leggiermente dall'uno all'altro gruppo, locchè per avventura potrà decidersi a Milano, dove senza dubbio si trattengono Grigioni, Gardenesi, Friulani.

Un'altro fatto notevole è la diversità fondamentale che ha luogo fra il vocalismo del friulano e quello degli altri due gruppi. Il Friulano non sopporta le vocali impure, che troviamo nel grigione, nel Tirolese, nel francese, nel Gallo-italico e anco nel valaco (ö, ü, ë, a) nè gli va a genio il dittongizzare delle vocali semplici, prescindendo da o e u (soltanto ou = o nei saggi provvenienti da Spilimbergo p.es. amour, siccome nel gar-denese). Giacchè in questo e in altri punti s'accorda col Veneziano, sarebbe importante di verificare, se esista una trasizione graduale fra le due famiglie. Deve considerarsi qual dialetto intermedio il Bellunese (vicinissimo ai confini del Friulano), nel quale, se non m'inganno, fu stampato un libro nel secolo passato?

Verso oriente certamente il Friulano s'estese più oltre che oggi, si parlava ancora, ottant'anni fa, a Trieste. Si ricaverebbe qualche fatto interessante da' dialetti dell'Istria* e della Dalmazia?

Schneller, come mi scrive, ha cominciato a fare stampare il suo libro sul romancio del Tirolo 4 e ce ne ha dato un esiguo saggio nel programma autunnale d'Innsbruck.

Se tuttavia non mi crede indegno di collaborare modestamente al Suo archivio, spero trovare nell'inverno che viene, il comodo di preparare qualche articoletto, che abbia riguardo alla dialettologia italiana. Parrà impresa temeraria, anzi ridicola che dei forestieri che non la sanno troppo lunga ci s'impicciano; ma ogni moneta ha il suo rovescio: mentre i poveri sono prodigi per far venire alla luce del giorno i tesori dell'illustre Torinese 5 o di tanti altri, ci creò proprio una verga magica. Il Biondelli pure,

come aveva in mira di trattare tutti i dialetti italiani 6 nella stessa maniera che i dialetti gallo-italici 7 , deve aver raccolti molti materiali. Egli forse, purchè sia accessibile, potrà indicarmi dove siano ripresibili i libri seguenti citati da lui:

Opera nuova nella quale si contiene il Maridazzo della Brunettina, sorella di Zan Tabari ecc. Verona senza data Ristampata in Brescia 1582.8°

La Colombina Milano 1737.

Consonancie d'echo Venezia 1540; v'è aggiunto Le nozze del Zane.

Masiarate e capricci di P. Veraldo Venezia 1626 (contengono saggi del Romanesco e del Norcino) 8 .

Riebbe il vocabolario marchiano? 9 la biblioteca ducale di Weimar me ne ha somministrate due copie con glosse marginali.

Quanto sia il mio desiderio di ritornare in Italia, Ella non può immaginarsi. Così c'avessi trovata l'occasione di poter coltivare con un certo agio quegli studî cosi presto interrotti! Un viaggio scientifico pei Grigioni, pel Tirolo, pel Friuli e per le contrade contermine, il quale però non si potrebbe mettere in opera fra breve, occupa assai i miei pensieri 10 .

Sia indulgente verso il mio stile!

Pregandola di riverire rispettuosamente da parte mia la Sua famiglia, ho l'onore di protestarmi colla più distinta stima
Suo devmo

HUGO SCHUCHARDT.

* Ha veduto il lume il trattato promessoci dal Biondelli?


[1] Es handelt sich um Schuchardts Leipziger Habilitationsschrift: Über einige Fälle bedingten Lautwandels im Churwälschen, Gotha, 1870 (Brevier-/Archivnr. 5).

[2] So formuliert Schuchardt sehr früh die methodischen Prinzipien seiner Art der Wortforschung.

[3] Vgl. dazu Habilitationsschrift 6 ff., sowie 029-00222.

[4] Christian Schneller: Die romanischen Volksmundarten in Südtirol, Gera, 1870 (unveränderter Neudruck: Wiesbaden, 1970).

[5] Es dürfte sich um Giovanni Flechia handeln; der Zusammenhang allerdings konnte nicht geklärt werden.

[6] Biondelli hat diese Buch nicht mehr geschrieben. Ein erster Ansatz dazu findet sich in seinem Werk Studî linguistici, Milano, 1856, 163-192 (Ordinamento degli idiomi e dei dialetti italici).

[7] Bernardo Biondelli: I dialetti gallo-italici, Milano, 1853.

[8] Auf diese Anfrage geht Ascoli nicht ein.

[9] Raccolta di voci romane e marchiane, riprodotta secondo la stampa del 1768, con prefazione di Clemente Merlo. In: I dialetti di Roma e del Lazio. Studi e documenti pubblicati in memoria di E. Monaci. Ristampa Roma 1932.

[10] Schuchardt ist allerdings erst 1873 ins Engadin gefahren.